IL TOTALITARISMO “LIBERALE”. CONSIDERAZIONI DI UN LETTORE

Lug 15, 2020 | articolo

Ho letto con notevole interesse il libro Il totalitarismo “liberale”.

L’autore si è prefissato uno sforzo immane da compiere per restituire verità al mondo dopo quasi un trentennio di falsità ideologiche e per questo ha la mia più profonda stima.

La formazione dei comunisti è fondamentale per ritrovare la giusta direzione per l’emancipazione della classe subalterna nell’attuale situazione di vuoto culturale e ideologico ma finalmente qualcosa si muove grazie a giovani come Alessandro Pascale; “la storia non può che andare avanti”, in barba alla retorica liberale.

Oltre alle falsità storiche – puntualmente rilevate – sul comunismo novecentesco condivido che il punto di ripartenza debbano essere le lezioni di Lenin, Stalin e Mao, i soli ad aver sconfitto il Capitalismo (il maiuscolo è solo perché lo considero una realtà storica transuente), senza dimenticare ovviamente Marx.

Partire solo da Marx, come sostengono alcuni filosofi televisivi, significa negare o minimizzare le conquiste che grazie a quei maestri la classe proletaria e i paesi sottomessi al giogo coloniale hanno poi ottenuto.

Considero anche importante la formazione economica: penso che alla base della coscienza di classe sia fondamentale conoscere come funziona il sistema di produzione capitalistico, ai più fondamentalmente ignoto.

Vista dalla generazione dei compagni cinquantenni, ho notato un’ignoranza disarmante nel parlare con ragazzi appena entrati nel mondo del lavoro. I più pensano di essere retribuiti per il lavoro che svolgono, cosa che un lavoratore di cinquanta o sessan’anni fa sapeva benissimo non essere vero.

Il pluslavoro erogato per estorcere plusvalore” non hanno idea di cosa sia, mentre la conoscenza di queste istanze è alla base della conflittualità di classe.

Se non conosci le attuali modalità produttive e quindi le modalità di sfruttamento della classe dominante sulla classe subalterna, bensì pensi invece di “partecipare” alla produzione, ecco che la coscienza di classe non potrà mai formarsi.

In pochi decenni abbiamo assistito a questo sfaldamento concettuale grazie, si fa per dire, anche ad una “sinistra” rinnegata e collusa al Capitale.

Il comunismo appartiene al passato”, ti viene detto. Ma la storia, come l’autore ha messo in luce, dice invece cose ben diverse: la “guerra dei cent’anni” è stato il primo tentativo di abbattere l’ordine feudale; sono passati secoli per giungere poi al suo tracollo nel corso della Rivoluzione francese.

La Rivoluzione d’Ottobre è stato solo il primo grande tentativo di abbattere il Capitalismo, sempre che, come pure avvertivano Marx ed Engels nel Manifesto del partito Comunista, non si arrivi alla completa distruzione della due classi in lotta.

Grazie per l’attenzione.

Stefano Franco

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