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MANIFESTO PER LA BATTAGLIA CULTURALE CONTRO IL REVISIONISMO STORICO

 

Il libro “A cent’anni dalla Rivoluzione d’Ottobre. In difesa del socialismo reale e del marxismo-leninismo” ha colmato il buco nella storiografia italiana (e non solo) recente rispetto alla storia mondiale del socialismo e della lotta di classe. Esso ha mostrato quanto inadeguata e insufficiente sia stata finora l’analisi teorica, e di conseguenza la prassi, delle principali organizzazioni partitiche della sinistra italiana, finanche quella frammentata comunista, educatesi per decenni in un clima di trionfo del revisionismo.

VIVIAMO INCONSAPEVOLI IN UN MONDO ORWELLIANO?

Non pretendendo certo di aver risolto tutti i nodi teorici e le contraddizioni politiche che hanno avuto storicamente i vari “socialismi reali” (con particolare riferimento alle vicende dell’URSS), su questi aspetti abbiamo posto interrogativi e tentato di dare alcune risposte. Riteniamo di essere riusciti nell’arduo compito di aver ridato un quadro storico veritiero dei fatti. Il che offre un punto di vista che consente di formulare la seguente domanda: viviamo forse inconsapevoli in un mondo orwelliano? In una sorta di totalitarismo morbido, “liberale”? La Storia è stata a tal punto riscritta che le menzogne sono ormai entrate nel senso comune, con una resistenza sempre più scarsa perfino nel ceto intellettuale progressista (ormai quasi sussunto dalla classe dominante borghese nei suoi rappresentanti mainstream).

LA CAUSA ORIGINARIA DEL “PENSIERO UNICO”

Si è svelato a tutti quanto sia stato avanzato il revisionismo storico dopo l’offensiva ideologica dell’imperialismo occidentale, la quale a dir la verità è sempre esistita da quando esiste l’imperialismo, ma che è dilagata prepotente dagli anni ’50 perfino negli ambienti progressisti, proletari e comunisti, ottenendo progressivamente sul finire del secolo una vittoria schiacciante con il trionfo del TINA (“There is no alternative”) e della diffusione dei paradigmi analitici del “totalitarismo comunista” e dello “stalinismo”, ormai insegnati in tutte le scuole.

I TRE PICCONATORI DEL SOCIALISMO SOVIETICO

Un’offensiva che è stata possibile solo grazie ad una manovra politica sciagurata di Chruscev, che raccontando falsità su falsità (oggi lo sappiamo per certo, grazie ai recenti studi storici) nel 1956 ha favorito volutamente l’avvio dell’offensiva anticomunista e antileninista in tutto il mondo, devastando il movimento comunista internazionale, fino ad allora in rottura solo con Tito. Chruscev si è dimostrato il secondo grande picconatore del socialismo sovietico dopo le manovre di Lev Trockij e soprattutto dell’anticomunista infiltrato nel PCUS Gorbacev.

LA RISPOSTA DEFINITIVA AL “LIBRO NERO DEL COMUNISMO”

È stata fatta piena luce sulle falsità riguardanti i “crimini del totalitarismo comunista”, dando avvio alla prima grande offensiva ideologica contro il revisionismo storico “liberale”. La borghesia ha condotto indisturbata (anzi spesso e volentieri assecondata anche dagli intellettuali “marxisti”) negli ultimi decenni una linea ideologica di esaltazione di una libertà emanata solo formalmente e con una terribile ipocrisia, in quanto fondata sull’individualismo e sull’omissione sistematica dei propri crimini compiuti contro i popoli di tutto il mondo, compreso quello della propria stessa nazione, come ci insegna peraltro un’analisi materialista di tutta la Storia dell’Umanità.

CADE IL VELO DI MAYA E SI SVELA IL CRIMINE

Sono stati dimostrati scientificamente gli orrori compiuti dall’imperialismo in tutto il mondo (ai quali spesso solo i comunisti e i sovietici si sono opposti) in un dominio che continua tuttora nella gran parte dell’America Latina, in Africa, in buona parte dell’Asia, colpendo perfino i settori più deboli dell’Europa. I comunisti e le comuniste devono buttare in faccia a tutti i benpensanti e ai moralisti la vera natura violenta della loro “democrazia”.

LO SCONTRO È ANCORA TRA IMPERIALISMO E SOCIALISMO

Per comprendere le vicende storiche del ‘900, strettamente intrecciate e in continuità con il nostro mondo attuale, non è possibile ragionare in termini di “occidentali contro orientali”, “democrazie contro dittature”, e tanto meno “cristiani contro islamici” o “italiani contro immigrati”. Il principale canone interpretativo deve essere quello “imperialismo contro socialismo”, in una lotta che è ben lungi dall’essere terminata, e che minaccia anzi di risolversi in maniera non pacifica in un grande scontro finale che in questo XXI secolo potrebbe devastare ogni angolo del mondo, nel caso in cui l’imperialismo dominante, quello statunitense, non accetti pacificamente di perdere il proprio impero egemonico mondiale costruito durante gli anni della Guerra Fredda.

LA “BATTAGLIA CULTURALE” DA FARSI

In questo contesto diventa non solo una scelta, ma una necessità storica la scelta di portare avanti una “Battaglia Culturale” che non esiti ad imbracciare la verità storica e contribuire a diffonderla in primo luogo alla residuale militanza comunista, la quale può darsi peraltro diversi obiettivi concreti di intervento politico:

1) lavorare sistematicamente ad una promozione e pubblicizzazione della cultura marxista e leninista, riscoprendone princìpi originari e analisi, per farla rientrare nel dibattito pubblico e politico. In pari tempo procedere ad un’attualizzazione di tale cultura, aggiornando il marxismo-leninismo alle lezioni storiche dell’ultimo secolo;

2) forgiare con una salda formazione politica la militanza rivoluzionaria di migliaia di partigiani che credono ancora nella necessità di lottare per cambiare il mondo;

3) lanciare una grande campagna contro il revisionismo storico promosso dalle massime istituzioni italiane – finanche i Presidenti della Repubblica (vedi il “Giorno del Ricordo” istituito nel 2004) – impegnate in un processo di ricostruzione della storia in senso neofascista e anticomunista; in tal senso diventa necessario radicarsi sul territorio per costruire delle casematte che promuovano incontri tesi ad approfondire punti nodali della questione relativa al revisionismo storico;

4) promuovere la revisione sistematica dei manuali di testo scolastici per aggiornarli alle scoperte più recenti della storiografia;

5) prendere in cura una diffusione nelle principali lingue vericolari internazionali (inglese, spagnolo, francese, ecc.) dell’opera per diffondere presso le altre organizzazioni comuniste di tutto il mondo uno strumento utile a riprendere un’analisi ed una teoria condivisa.

LA NECESSITÀ DI UNA NUOVA STRATEGIA COMUNISTA E INTERNAZIONALISTA

Questa peraltro sarebbe la necessaria premessa per reintrodurre il ragionamento dell’istituzione di una seria Internazionale Comunista permanente, fondata su una salda consapevolezza teorica e politica delle problematiche attuali a livello mondiale e di conseguenza preparata su quale debba essere il ruolo dei comunisti nell’Europa Occidentale, una delle aree di punta dell’imperialismo mondiale. In tal senso ci si propone di dialogare e collaborare costruttivamente con tutte le organizzazioni comuniste esistenti, lavorando una loro riunificazione spontanea sulla base della riacquisizione di una teoria condivisa, la più avanzata possibile. Non ci si propone di agire solo sul fronte italiano, ma di stimolare su questi temi il dibattito anche nel movimento comunista internazionale.

L’AGGIORNAMENTO STORICO DELLA CATEGORIA ANTIMPERIALISTA

Rimettiamo al centro l’analitica leninista dell’imperialismo, aggiorniamola agli insegnamenti forniti da 100 anni di Storia e confrontiamola con i dati empirici offerti dalla presente realtà globale: se utilizziamo queste preziose “lenti” non potremo che concludere solo con la consapevolezza che la proposta politica dei comunisti italiani oggi deve essere quella di far uscire il Paese dalle catene delle strutture imperialiste della NATO e dell’Unione Europea.

LA QUESTIONE DEL POTERE E LA RIVOLUZIONE

L’ottica strategica necessita di porre la questione della presa del potere per la trasformazione in senso socialista della società. Solo attraverso una rivoluzione socialista sarà possibile riscattare le speranze delle generazioni presenti e future di questo Paese, dando anche un segnale di emancipazione ai popoli di tutta Europa, invitati a sollevarsi pure loro dalla tirannia della finanza internazionale e delle relative borghesie nazionali.

L’IMMINENTE SCONTRO DI CLASSE MONDIALE

Solo se saremo capaci di costruire un simile scenario avremo dato un contributo fondamentale nell’imminente scontro di classe mondiale tra l’imperialismo statunitense, sostenuto dagli alleati della guerrafondaia NATO, e il resto del mondo che ha osato alzare la testa grazie all’esempio e al supporto della Repubblica Popolare Cinese, di Cuba, della Corea del Nord, del Venezuela e di tanti altri Paesi, socialisti e non, che osano ancora disobbedire agli ordini di Washington decidendo da sé come regolamentare le proprie politiche economiche.

IL DECLINO DELL’IMPERO STATUNITENSE

Anche se ancora molti compagni non lo capiscono, la borghesia sa bene come nonostante la caduta dell’Unione Sovietica, il grande nemico storico dell’imperialismo mondiale nel XX secolo, la situazione stia ora cambiando. Dopo oltre 70 anni si sta incrinando sempre di più il dominio dell’impero statunitense e dei suoi alleati (Italia compresa) sul resto del pianeta, e ciò avviene in primo luogo per merito della Repubblica Popolare Cinese, grazie alla sapiente guida del Partito Comunista Cinese, che in 30 anni ha tolto 700 milioni di persone dalla povertà, ha trasformato il Paese nella prima economia mondiale in termini di PIL e sta ristrutturando la globalizzazione sulla base della cooperazione economica internazionale pacifica. La Cina fa parte di quel gruppo di Paesi ad economia “emergente”, ovvero i BRICS, che rappresentano nella fase attuale l’unica barriere di contenimento e di difesa rispetto alle aggressioni politiche ed economiche da parte degli USA, che hanno spadroneggiato nel mondo dopo il tradimento dei falsi comunisti a danno dei Paesi socialisti e progressisti. La reazione statunitense è feroce e si organizza attraverso il finanziamento e l’avvio delle cosiddette rivoluzioni colorate, i golpe, le destabilizzazioni economico-commerciali e attaccando militarmente.

L’Impero però fa sempre più fatica a contenere le Resistenze incarnate da Governi che difendono la propria dignitosa indipendenza. Nella Storia è accaduto di rado che un Impero abbia accettato il proprio declino senza far ricorso ad ogni strumento possibile in proprio possesso. Il rischio di una nuova Guerra, forse mondiale, non è da escludere del tutto. Tutto è possibile ma niente è impossibile per i popoli che prendono coscienza storica, politica e di classe. Non esiste nulla di più forte delle masse, quando si organizzano.

APPELLO PUBBLICO ALLA SOTTOSCRIZIONE

Non sarà possibile però compiere alcun passo avanti per noi italiani se non si riuscirà a lanciare una “Battaglia Culturale” alla quale sono chiamati a raccolta tutti gli uomini onesti di buona volontà, coloro che hanno a cuore il futuro nostro e del nostro prossimo, in un’ottica di ripresa della coscienza di classe e consapevolezza del proprio ruolo nel motore della storia. Auspichiamo che anche gli intellettuali, gli accademici, i professori possano finalmente riconquistare quel prezioso “primato culturale” che si è spento a causa del lavoro intenso delle destre, aiutate dal menefreghismo antipopolare dei “liberali”. Il nostro desiderio è però che siano soprattutto lavoratrici e lavoratori ad aderire, oltre a chiunque altro voglia sottoscriverlo a livello individuale o in quanto esponente sindacale, politico, associazionistico, ecc. un manifesto che rappresenta per noi il voler chiudere definitivamente con le vergogne politiche ed economiche create da governi, politici, giornalisti e pseudo intellettuali negli ultimi trentt’anni. A tutti costoro chiediamo di diffondere l’opera e di farla conoscere con ogni mezzo possibile. Questo è l’appello che facciamo e invitiamo chiunque voglia sottoscriverlo (privatamente o pubblicamente) o discuterlo a scriverci al seguente indirizzo e-mail (info@intellettualecollettivo.it).

La Verità prima o poi trionferà. Solo allora sarà possibile una fase nuova per l’Umanità.

O SOCIALISMO O BARBARIE

Sta solo noi a decidere se provare ad accelerare i tempi della riscossa proletaria o se accettare di stare dalla parte della barbarie. Qualcuno pensava che “o socialismo o barbarie” fosse un’esagerazione, al limite solo un accattivante ma vuoto slogan. Oggi sappiamo che non è così.

Di fronte agli orrori e al male assoluto del capitalismo si può essere complici, indifferenti o partigiani. Ognuno faccia la propria scelta di campo. Qui si cercano Partigiani per il Socialismo.

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