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IN RISPOSTA AD AMEDEO CURATOLI SU STALIN E TROCKIJ

Gen 25, 2019 | articolo

[il presente scritto è scaricabile anche in formato pdf da QUI]

Il 7 gennaio 2019 Amedeo Curatoli ha pubblicato sul proprio profilo facebook una nota intitolata Un’altra importante questione di teoria: il bilancio storico dell’URSS. Quando l’ho letta, per caso, l’ho trovata molto interessante, come altri scritti dell’Autore. Sono rimasto però alquanto sorpreso di vedere nel finale il presente passaggio, che vado a riportare integralmente e fedelmente (anche nei grassetti e corsivi usati dall’Autore):

«Ah, finalmente si allarga la cerchia dei compagni che hanno capito che Trotsky ha finito col diventare un agente della Germania nazista! Chi invece non lo ha capito ancora, è un semi-marxista giovane e presuntuoso, Alessandro Pascale, il quale entrando nella polemica fra i tre autori del “Volo di Piatakov” e il profetino disarmato Ferrando, scrive, niente di meno che: “Il ritratto offerto di Trotsky rimane dignitoso: un comunista sincero che aveva a cuore la salvezza delle conquiste della Rivoluzione d’Ottobre” …cose da pazzi! Ma voi capite? Trotsky voleva salvare le conquiste della rivoluzione d’Ottobre dal perfido Stalin che invece le voleva affossare. Il che dimostra che Pascale è un totale analfabeta in materia di storia della rivoluzione bolscevica e però vuole salire in cattera! Poi aggiunge che la polemica di cui sopra “deve spingere ad una riflessione profonda tutti coloro che pensavano di avere le idee chiare sull’URSS e su Stalin, il che vale non solo per i giovani, ma forse ancor più per i compagni più “anziani” educati politicamente dopo il 1956, in un contesto denso di revisionismi storici e politici”. Quindi questo Pascale semi-marxista, semi-trotskista e semi-stalinista presuntuoso oltre ogni limite della decenza (ci ricorda un eroe dei fumetti infantili: Superbon dei Superboni) dice che i vecchi compagni (che militano dal 1966 nelle file dei marxisti leninisti) pensavano di avere le idee chiare, ma oggi è giunta l’ora che scuotano dalla loro testa le vecchie certezze perché oggi, a differenza di quel tempo offuscato da revisionismi, esiste il bagliore di giovani intelligenze che illumineranno il nuovo cammino e ci faranno pentire, noi anziani militanti, di aver urlato troppe volte “adda venì Baffone!”. Ci si poteva mai aspettare di meglio da uno che è stato fino a ieri nel comitato politico nazionale di rifognazione anticomunista e che ha assorbito, fin da quando era un ragazzino, come un neonato dalla tetta materna, l’implacabile e demenziale stalinofobia bertinottica? Non c’è alcun dubbio: per questo pascaliano Superbon dei Superboni, occorrerebbe quel pernacchio lungo e ben modulato di eduardiana memoria».

Sono stato a lungo indeciso se rispondere a questa provocazione oppure astenermi. Al di là dei toni, esagerati e deprecabili, mi sono chiesto soprattutto il motivo di un simile attacco che suona come una scomunica. Tra compagni si può e si deve discutere, anche pesantemente, ma mantenendo correttezza lessicale ed educazione. L’odio di classe e lo scherno aperto sarebbe il caso di lasciarli a quelli che in altri tempi venivano chiamati “nemici del popolo”. Chiedo quindi anzitutto a Curatoli se mi consideri un nemico o un alleato nella lotta contro il Capitale. Quest’ultimo era l’approccio con cui mi contattò nell’aprile 2018, dando luogo ad uno scambio epistolare che conservo con cura, durante il quale discutemmo sulla fase politica, sulla progettualità di riunire i marxisti-leninisti e su alcune criticità che aveva sull’opera In Difesa del Socialismo Reale e del Marxismo-Leninismo. Successivamente sono stato prima aggiunto ad un suo gruppo di discussione e poi cacciato malamente dopo avervi pubblicato alcuni pezzi usciti su Marx21.it. Se da allora sono diventato un nemico me lo dica esplicitamente. La chiarezza in politica è tutto.

Una cosa è certa: Curatoli conosce senz’altro l’opera In Difesa del Socialismo Reale, dato che ne abbiamo discusso a lungo. Per questo mi risulta davvero difficile capire le ragioni che lo hanno spinto a chiedermi di prendere posizione sulla questione Stalin-Trockij, essendomi già espresso credo con sufficiente chiarezza non solo lo scorso dicembre 2017 (data di uscita del libro sul web), ma anche in altre occasioni precedenti. Ad esempio pochi mesi prima, al Congresso Nazionale PRC, provai a modificare lo Statuto eliminando il passaggio sullo stalinismo1. Non che negli anni precedenti non avessi affrontato il tema pubblicamente. Il 14 dicembre 2013 pubblicavo su Marx21.it un breve saggio2 che ha avuto negli anni migliaia di lettori, e penso che nel suo piccolo abbia dato un certo contributo a combattere il revisionismo imperante sull’URSS. Non parliamo poi dei numerosi articoli, post, discorsi in cui ho assunto un atteggiamento abbastanza chiaro sulla questione. Con la pagina facebook “I Maestri del Socialismo” dal 2013 ad oggi ho diffuso centinaia di pezzi che hanno permesso a centinaia di migliaia di lettori di avere un quadro più veritiero del conflitto tra Stalin e Trockij. Sulla questione mi sono espresso in maniera altrettanto chiara anche nel libro in distribuzione nelle librerie in questi giorni: Il Totalitarismo liberale. Non pretendo che Curatoli abbia letto cose appena uscite. Quel che però rimane per me inequivocabile è il lavoro svolto nel testo In Difesa, che lui conosce e che è in distribuzione gratuita sul web da ormai più di un anno.

Le questioni sono quindi due: o Curatoli conosce perfettamente quel testo ma l’ha volutamente e scorrettamente ignorato, oppure lo conosce senza però averlo mai aperto. Mi sembra improbabile pensare che mi abbia contattato, a suo tempo, e invitato a far parte di un nuovo collettivo politico che andava all’epoca formando, senza conoscere le posizioni espresse nel libro. In quell’opera di 2500 pagine si riproponeva una lettura dell’ultimo secolo secondo la chiave del materialismo storico e si intitolava addirittura un capitolo (non un paragrafetto, ma un capitolo di circa 50 pagine!), con il titolo significativo Antistalinismo è anticomunismo…
Dato che in quella stessa opera citai e consigliai, credo tra i primi, la lettura dell’opera Il volo di Pjatakov di Burgio, Sidoli e Leoni, all’epoca uscita da pochi mesi, mi sembra davvero superfluo accusarmi di non aver compreso il ruolo politico giocato da Trockij durante le varie fasi della sua vita. Per inciso: nell’opera In Difesa c’è anche un capitolo di circa 50 pagine intitolato in maniera abbastanza eloquente La parabola di Trockij. Dato che ho versato abbondante inchiostro su tali temi non credo sia utile soffermarmi troppo a chiarire aspetti che la gran parte dei compagni più aggiornati conosce già da tempo.

Curatoli dirà allora che potevo essere più chiaro nel testo3 da cui ha estrapolato poche righe a casaccio decontestualizzandole dal resto dell’opera. Credo che chiunque abbia aperto il file, andando oltre l’introduzione, abbia capito molto bene il senso dell’operazione, nonché il mio punto di vista, che peraltro è contenuto fin da pagina 6, che riporta la recensione de Il volo di Pjatakov pubblicata il 26 aprile 20184.

Vado a chiarire l’obiettivo strategico dell’operazione: la raccolta è stata concepita per essere diffusa nelle scuole, in ambito accademico e in generale tra tutti coloro che mantengono l’idea, tuttora dominante nella società, che Stalin sia un dittatore da parificare a Hitler, mentre Trockij sia il «profeta disarmato» che poteva dare un’impronta migliore al socialismo e all’URSS. Fin dal titolo, In Difesa del Socialismo Reale e del Marxismo-Leninismo si rivolgeva al movimento comunista, mostrandosi esplicitamente come un’opera “di parte”, per quanto scientifica nell’impianto complessivo. La piccola raccolta Stalin e Trockij, qui oggetto del dibattito, è pensata invece per una diffusione diversa, con cui si cerca di insinuare il tarlo del dubbio e la volontà di approfondimento verso un pubblico più ampio, provando a far passare certi contenuti finora scientemente occultati da quello che ho definito il “totalitarismo liberale” che ci governa. Inoltre: mentre sono note le tesi trockijste espresse dal PCL, le quali anzi sono tuttora egemoni nel senso comune popolare, non altrettanto lo sono le nostre. Quella raccolta permette quindi di entrare in contatto con argomentazioni che per molti sono “nuove”, presentate a mio avviso in maniera intelligente da Burgio, Sidoli e Leoni. Spero che questa spiegazione basti far capire il carattere “neutrale” dell’introduzione da cui sono stati tratti i due passaggi. Tale neutralità serviva a evitare lo scoglio del pregiudizio che tanto forte è nell’individuo medio, pronto a bollare di “revisionismo”, “stalinismo” o “complottismo” qualsiasi analisi fuori dalla “norma” del suo quieto vivere. Tale neutralità era insomma una manovra tattica.

Nello specifico comunque sono dell’opinione di Burgio, Sidoli e Leoni nel ritenere che Trockij, anche se sia comportato oggettivamente in maniera spregevole e dannosa, l’abbia fatto con le migliori intenzioni possibili. Mi sembra che valga bene in questo caso il seguente detto: “le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni”.

Riguardo alla seconda affermazione mi sembrava chiaro il riferimento ai «compagni più “anziani” educati politicamente dopo il 1956, in un contesto denso di revisionismi storici e politici»: non mi riferivo certo a quei pochi che in passato, e tuttora, hanno piena coscienza della grandezza storico-politica di Stalin e delle infinite menzogne che sono state dette sul suo conto. Mi riferivo piuttosto al molto più ampio numero di compagni e compagne che, avendo ricevuto un’educazione politico-culturale successiva al 1956 (data di avvio della fatidica “destalinizzazione”), sono stati indottrinati con la categoria dello “stalinismo” intesa come degenerazione del socialismo. Sono anni che vado ripetendo, e l’ho scritto pubblicamente, che lo “stalinismo” è stata un’invenzione trockijsta e borghese che oggi dobbiamo rifiutare in toto, essendo stato Stalin il migliore e più fedele prosecutore dell’opera di Lenin. Su questi aspetti non ci possono essere dubbi. Mi stupisce però constatare che Curatoli si sia sentito chiamato in causa da un passaggio che era evidentemente rivolto ad altri. Forse anche questo dipende dal fatto che non abbia letto finora praticamente niente di quanto ho scritto in questi anni sulla questione.

Un’ultima questione credo meriti risposta. Non è la prima volta che Curatoli mi accusa di essere presuntuoso, né è il solo a farlo. Alcuni mi chiamano “professorino” con disprezzo e con le virgolette bene in vista. Ho deciso di contestare puntualmente queste accuse, perché quel che si mette in discussione non è tanto il mio carattere, quanto le mie stesse competenze politiche e culturali, e quindi il valore stesso dell’opera In Difesa del Socialismo Reale. Mi sono permesso quindi di raccogliere in un unico testo le informazioni necessarie che attestino tali mie competenze. Avrei preferito evitare di arrivare a tanto, specie per dovermi giustificare con compagni che in questa fase storica non trovano niente di meglio da fare che scrivere note insultanti verso un comunista che cerca di lavorare per il progresso sociale. Dato però che ho già fatto una volta l’errore di rispondere ad una violenta critica con eccessivo ritardo vorrei mettere a tacere in tempi rapidi delle polemiche faziose e inutili che con un po’ di buon senso si potevano decisamente evitare.

Alessandro Pascale
Milano, 25 gennaio 2019

Per scaricare 

Biografia e curriculum politico-culturale di Alessando Pascale

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1Si veda a tal riguardo Redazione, Al Congresso di Rifondazione fa capolino un dibattito su …Stalin. Ma lo statuto non cambia, “Sinistra.ch”, 24 aprile 2017, disponibile su http://www.sinistra.ch/?p=6446.

2A. Pascale, Stalin e l’Unione Sovietica (1922-1953), Marx21.it, 14 dicembre 2013, disponibile su http://www.marx21.it/index.php/storia-teoria-e-scienza/storia/23292-stalin-e-lunione-sovietica-1922-1953.

3A. Pascale (a cura di), Stalin e Trockij, Marx21.it, 30 dicembre 2018, disponibile su http://www.marx21.it/index.php/storia-teoria-e-scienza/marxismo/29464-stalin-e-trockij.

4Per i più pigri la riporto qui: A. Pascale, “Il volo di Pjatakov”: un libro alternativo alla storiografia liberale e trockijsta, Sinistra.ch, 26 aprile 2018, disponibile su http://www.sinistra.ch/?p=7394.

ADDIO CURATOLI

Questa sarà l’ultima volta che risponderò ad Amedeo Curatoli. Dapprima mi ha interpellato senza alcuna ragione, offendendomi e biasimandomi per alcune righe di cui non aveva compreso il significato politico. Ora continua1 prendendo in giro non solo il sottoscritto ma anche i lettori. Con tale personaggio non si può evidentemente avere più niente a che fare.

Perché tanto livore? Dopo avergli fornito una risposta pacata in cui ho replicato puntualmente ad ogni accusa fattami, Curatoli, dall’alto del suo trono, non ha risposto alle mie repliche. Probabilmente si è reso conto come non fosse per lui possibile trovare scappatoie in tal senso. Ha quindi fatto autocritica come farebbe un buon bolscevico? Per carità! Meglio continuare ad insultare! Curatoli non ha voglia di leggere (sciagurato me che mi sono letto tutti i suoi scritti!), non ha la capacità di comprendere il valore tattico di certe opere e scritti e continua a mostrare di non conoscere la differenza tra tattica e strategia. Dall’alto della sua veneranda e senile età non ha trovato di meglio da fare che continuare a insultarmi, dedicando questa volta un’intera nota di critica alla mia persona, definendomi un «semi-marxista».

Per denigrarmi è andato a tirare fuori alcune righe di una prefazione alla mia tesina su Stalin scritte nel 2013. Tale tesina l’ho riportata integralmente nell’opera In Difesa del Socialismo Reale del 2017, ma ho evidentemente escluso quelle righe, che erano state scritte con uno scopo di facilitare una comprensione e un approccio alla lettura bipartisan e neutrale. Il che era servito, dato che il saggio ha avuto una diffusione capillare venendo letto da migliaia di persone.

O Curatoli non capisce niente di tattica, il che è a questo punto sempre più verosimile, oppure è un terribile mistificatorio, per non dire infame, che cita scorrettamente cose a caso in base alle sue convenienze. In entrambi i casi ne esce considerevolmente ridimensionata la sua figura politica e culturale. Curatoli appare quanto meno una persona confusa e dogmatica, incapace di maneggiare adeguatamente la dialettica. Per lui è tutto nero o bianco. Non ha la capacità di penetrare la complessità della realtà. In ultima istanza quindi per lui ci sono solo i giusti o i traditori. Il suo sguardo indagatorio è meccanico, schematico, inquisitorio e violento fin dentro lo stile e il lessico con cui argomenta. Marx, Engels, Lenin, Gramsci e Stalin, se potessero leggerlo, si metterebbero le mani nei capelli.

Curatoli continua in maniera imperterrita ad usare il termine “stalinismo”, come il peggior borghese o trockijsta, e ignora volutamente le risposte che ho dato sulla questione. È strafottente, arrogante e irritante. Pretende di dire che cosa io abbia letto e cosa no, pretende di poter dire quali libri si debbano leggere e quali no, afferma che ignoro cose di cui invece ho dato pubblicazione (vd In Difesa) ben prima di lui. Probabilmente ignora perfino che nell’opera in questione siano presenti anche estratti di alcuni suoi scritti, così come di molti altri compagni! Tutto ciò è semplicemente patetico.

Patetico anche nel ritirare fuori la questione del titolo (“socialismo reale”). Il 21 aprile 2018 scrivevo per mail a lui e a un’altra decina di compagni del suo giro le seguenti righe:
«Ho già detto in privato ad Amedeo e lo ridico qui a tutti: il titolo della prima edizione (che verrà cambiato nella seconda, che si articolerà in una collana di 10 libri intitolata “Storia della lotta di classe e del socialismo”) era strumentale, tattico, utile alla fase, la quale poneva di rimettere in discussione la progressività di quello che è nel senso comune (non solo in ambito borghese purtroppo) bollato come “socialismo reale” con tutte le connotazioni negative che conosciamo. Si parte dalle categorie dell’avversario per distruggerle dall’interno.»

Che cosa ho fatto in seguito? Ho in effetti lanciato, assieme alla casa editrice La Città del Sole la collana Storia del Socialismo e della Lotta di Classe, la quale è stata sostenuta finora da una cinquantina di compagni che hanno messo mano al portafogli per consentire l’uscita della pubblicazione del primo libro, che è teso in ultima istanza a rilanciare la questione del comunismo. Non c’era bisogno di Curatoli per avere questa grande pensata, tant’è che già nella prima mail che gli mandai in risposta a tale critica (4 aprile 2018) gli facevo presente che mi ero pentito della scelta del titolo, che vedevo essere, sulla base dell’esperienza, poco egemonico. Curatoli tutto questo non lo vuole e forse non lo può capire. Mi dispiace molto, perché in passato ha dato sicuramente un contributo utile su singole tematiche. Oggi però si sta rivelando una zavorra che sta solo lavorando a distruggere il sottoscritto e un’opera che, gli piaccia o no, ha già raccolto oltre 3000 lettori, nonostante tutto. Per un libro di 2500 pagine, non mi sembra di star facendo teoria fine a se stessa, visto e considerato che oggi le organizzazioni comuniste esistenti che possano “muovere” numeri simili si vedono con il lumicino.

Curatoli continua a contestarmi la mia lunga permanenza critica nel PRC ma parla dai banchi di Potere al Popolo su cui si può dire quel che si vuole, ma non è certo un’organizzazione marxista-leninista, né mi pare che la sua linea sia quella degli scritti di Curatoli. L’incoerenza tra prediche e atti concreti è totale.

Mi si dice che sono presuntuoso. Ebbene sia, se chiamate presunzione la difesa della propria analisi della realtà… Ai posteri l’ardua sentenza su In Difesa del Socialismo Reale e del Marxismo-Leninismo e sulla sua sistematizzazione nella collana Storia del Socialismo e della Lotta di Classe. Ai posteri anche il giudizio su questa sterile polemica politica e sulla bontà d’intenzioni di Curatoli.

Addio “compagno” Curatoli, non ti risponderò più. Divertiti quanto vuoi a insultarmi, a dire altre falsità o a tirare fuori altri scritti dal mio passato di apprendimento, se è questa la maniera con cui intendi la prassi gramsciana. Non farai altro che confermarmi quanto sei invecchiato male.

Alessandro Pascale

30 gennaio 2019

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