CHI VOTARE ALLE PROSSIME ELEZIONI EUROPEE?

Mag 20, 2024 | articolo

Le elezioni Europee del prossimo giugno si svolgono nel contesto inedito della terza guerra mondiale. Nelle ristrette élite occidentali non sono ammesse turbolenze nell’UE sulla leadership politica, che deve rimanere salda ai doveri di intervento in continuità all’azione intrapresa dalla NATO in Ucraina. Tutti devono allinearsi, pena minaccia di scomunica internazionale. L’attentato al presidente slovacco Robert Fico è un chiaro messaggio che la dissidenza, sia pur minima, e i tentativi di sganciamento dal blocco occidentale, verranno puniti con il sangue. La morte del presidente e del ministro degli esteri iraniani a poche settimane di distanza dal lancio missilistico su Israele sono ulteriori segnali della rapida precipitazione degli eventi.

La guerra imperialista agisce quotidianamente da anni nel Donbass, in Palestina e in molte altre aree di “frontiera”, ma ha raggiunto oggi un apice dello scontro con la Russia, che è oggi in prima fila nella lotta oggettivamente antimperialista di costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare, caratterizzato dal rispetto del diritto internazionale e dalla cooperazione economica pacifica.

Lo scontro attuale è epocale, e comprende la gran parte dell’umanità che si va raccogliendosi nell’organizzazione dei BRICS. Lentamente ma inesorabilmente interi continenti si ribellano contro il dominio coloniale e neocoloniale e rivendicano il proprio diritto a non soccombere allo sfruttamento delle “nostre” multinazionali.

Tutto il ceto politico connivente con l’imperialismo occidentale queste cose le sa bene e ha scelto di legare il nostro popolo a Washington, Bruxelles e alle cricche di miliardari che fanno girare la ruota del loro benessere.

I comunisti non possono aver dubbi sul compito della fase. L’inadeguatezza attuale delle opposizioni politiche presenti nel paese impone che tutto l’impegno sia teso a ricostruire al più presto un partito comunista consapevole e di lotta, radicato sul territorio e nelle organizzazioni di massa. Il mio voto oggi come domani è determinato a questo scopo.

Guardando alle opzioni a disposizione, posso trovare una forza politica che faccia queste analisi e rappresenti queste istanze? No, nessuna, tranne forse alcune aree sparse tra Democrazia sovrana popolare, Pace terra dignità (Santoro), Libertà e M5S.

La maggior parte dei compagni di base ormai è delusa per le troppe battaglie perse e ripiega verso l’astensionismo o l’inevitabile voto alla “meno peggio”. Qualcuno darà un voto alla buona spulciando la lista dei candidati, altri hanno già scelto con cura il candidato, partecipando così al fenomeno deleterio della personalizzazione della politica, dimenticando che questo campo è sempre stato strumentalizzato ad arte dagli stregoni borghesi della comunicazione.

Da quando sono maggiorenne ho sempre votato, dapprima a sinistra, poi per i comunisti, o quantomeno per le progettualità da loro costruite sperimentando. Oggi non esiste nessuna proposta elettorale di questo tipo. La questione si pone nei termini di astenersi dall’andare, andare e scribacchiare qualcosa di protesta per far ridere qualche scrutatore e soddisfare la coscienza artistica interiore, oppure votare il meno peggio.

Il diritto di voto è una cosa importante. È stata una conquista della classe operaia, che è costata tanto sudore e tanto sangue. La perdita di senso attuale del diritto di voto è figlia della perdita del dovere sociale di partecipare attivamente alle vicende della comunità di appartenenza. Il giorno delle elezioni tutti gli aventi diritto dovrebbero sentire come un’istanza primordiale di andare a votare per dare il proprio contributo coscientemente. Molti ormai ritengono che votare non serva più a niente.

È vera l’intuizione che nessun voto infliggerà il colpo mortale al regime, ma la vittoria di una rivoluzione passa da infinite procedure di voto, interne ed esterne dalle istituzioni borghesi, che rafforzano e accrescono il livello di consapevolezza di chi esercita questo esercizio. Certo, è facile perdere al gioco quando le carte sono truccate, e non è un caso che molti, vedendo cadere tutte le opzioni disponibili e su cui avevano creduto, lancino la tessera elettorale in soffitta.

I marxisti sanno bene che il gioco borghese è fondato sull’apparenza della democrazia, ma Lenin ci ha spiegato pure i vantaggi che offre la partecipazione anche a questo fronte della lotta politica. Le elezioni hanno chiaramente solo una funzione tattica, nel caso in cui ci sia una organizzazione politica in grado di essere realmente espressione degli interessi delle classi popolari. Nessun vero cambiamento può affermarsi per via esclusiva elettorale. La natura del totalitarismo “liberale” e la storia dell’ultimo secolo mostrano abbastanza bene il fallimento dell’idea utopistica della costruzione riformista e pacifica del socialismo a colpi di maggioranza parlamentare rimanendo nel quadro della democrazia borghese. Ciò non toglie la necessità dei comunisti di entrare nel Parlamento, e in ogni altro luogo che pretenda di rappresentare il popolo, usandoli come tribuna per denunciare i limiti del sistema e dei suoi protagonisti.

Se il sistema è truccato ed è capace di controllare la maggior parte dei burattini presenti in Parlamento, rimangono quindi comunque il dovere e la necessità di prendere coscienza della situazione attuale e di mettersi all’ascolto, in cerca di spiegazioni e proposte alternative rispetto a quelle della casta attuale. Non è però accettabile pensare di rispondere al crescente scontento popolare offrendo soluzioni di bassa lega. Bisogna mettersi al servizio di un faticoso progetto di lotta che possa però offrire una spiegazione del mondo, una proposta alternativa e uno stimolo di vita.

Quando bisogna costruire dalle fondamenta contro un regime potente bisogna capire chi sono coloro di cui puoi fidarti.

Il M5S ha oggettivamente tradito la causa per la quale è stato incaricato dalla parte più cosciente del popolo italiano nel 2018. Non ha mai minimamente messo in discussione la NATO e l’UE. Ha governato elargendo soldi al popolo più povero (reddito di cittadinanza) e ai “ceti medi” (con il superbonus), comprendenti anche la grande borghesia più o meno mafiosa. La gestione pandemica è stata disastrosa. Sono stati al governo fino all’ultimo momento che hanno potuto e hanno votato tutti i peggiori provvedimenti: dal green pass ai rifinanziamenti delle armi all’Ucraina. È troppo comodo prendere posizioni diverse una volta passati all’opposizione. Il suo momento l’ha avuto. Il democristianesimo di sinistra di Conte non è credibile e nemmeno accettabile, dato che continua a pensare l’Italia come interna al blocco imperialista occidentale. Nonostante alcuni fermenti interessanti di alcune componenti interne e di area, il M5S non è una forza antimperialista, per quanto sia sempre meglio del PD sulla gran parte delle questioni. Il problema vero è proprio però l’abbraccio mortale con il PD, da anni uno dei principali perni con cui agisce l’imperialismo occidentale per controllare il nostro Paese.

Democrazia sovrana popolare è per molti invotabile anzitutto perché è presente nella sola circoscrizione del centro Italia, ma soprattutto per la deriva rossobruna con l’alleanza organica con Alemanno e la condizione ormai subalterna del Partito Comunista. La speranza è che i compagni rimasti capiscano presto che non si possono costruire non tanto rivoluzioni, ma nemmeno mobilitazioni vittoriose, affiancandosi a fascisti ex picchiatori e pregiudicati. Il ‘900 dovrebbe averci insegnato non solo che in politica “il fine giustifica i mezzi”, ma anche che per chi vuole costruire un altro mondo, “i mezzi giustificano il fine”, e talvolta i mezzi sono semplicemente esperimenti fallimentari che vanificano il fine, creando un danno collettivo all’idea stessa che si sbandiera.

Terra, Pace, Dignità è l’ennesima lista di una sinistra radicale, che fa perno nel PRC, che ama il movimentismo e promuove in continuazione la creazione e il disfacimento (Ingroia, lista Tsipras, ecc.). Dopo aver distrutto l’ultima sigla, Unione Popolare, durata addirittura qualche anno, si cade in preda dei giochi di prestigio di Santoro, che dopo aver snobbato i referendum contro l’invio delle armi all’Ucraina (che hanno pur raccolto oltre 300 mila firme), pensa bene di presentare una lista che ha come obiettivo caratteristico, guarda un po’, l’opposizione all’invio delle armi all’Ucraina. Che cosa dice sulla causa della “terza guerra mondiale” la lista? “Noi consideriamo la guerra la manifestazione più estrema del potere patriarcale fondato sulla logica di potenza, sulla sopraffazione, sulla violenza”. E cosa si dice invece sull’UE? La chimera: “Noi vogliamo un’Europa che sia un insieme di comunità pacifiche e aperte al mondo, indipendente, amica ma non succube degli Stati Uniti e di alcuna altra potenza, rispettosa delle diversità, protagonista in un mondo multipolare, non sottoposta al dominio di un sovrano assoluto che si arroghi la missione del guardiano universale”. Siamo praticamente ancora all’Altra Europa, con l’incomprensione di fondo della profonda complementarietà tra NATO e UE, legate a stretto filo dagli accordi presi fin dalla fine degli anni ’40 dalle aristocrazie europee e quelle americane. Pensare di scindere il rapporto di subalternità da Washington tentando di spostare l’Europa intera su posizioni socialdemocratiche e antimperialiste è puro e sterile utopismo liberal, stante gli attuali rapporti di forza europei. La fine che hanno fatto il governo Tsipras e con esso la Grecia non hanno insegnato davvero nulla? Con quale credibilità si presenta ora Santoro, l’ennesimo personaggio mediatico improvvisatosi leader politico? Come ha potuto il PRC fare l’errore così clamoroso di ricadere in questa trappola?

Riguardo a Libertà, è comprensibile e apprezzabile l’esigenza di raccogliere variegate realtà politiche dal basso, ma il Programma è per molti versi inaccettabile: il federalismo spinto, con un’ottica municipalistica, è in linea con il progetto del governo Meloni che rischierebbe di aggravare notevolmente le già ampie diseguaglianze tra Sud e Nord, aggravando la “questione meridionale”. In generale sui 20 punti proposti non ce n’è uno per i lavoratori nel loro complesso ma solo per determinati interessi corporativi (pensionati, agricoltori, pescatori), anagrafici (giovani), e soprattutto provvedimenti a favore delle piccole-medie imprese e dei “ceti medi”. In sostanza una lista espressione della piccola borghesia arrabbiata per le conseguenze economiche pagate a causa dell’imperialismo occidentale. Un imperialismo occidentale che peraltro non viene messo chiaramente in discussione.

Se questo è il livello delle opposizioni “antisistema” si capisce allora la necessità primaria di lavorare alla ricostruzione di una vera alternativa rivoluzionaria per il Paese, determinando una prospettiva concreta e coerente che traghetti l’Italia nel giro di pochi anni al socialismo, dopo la riacquisizione della sovranità nazionale e popolare.

Mi recherò alle urne per non disonorare il rispetto che si deve al diritto di voto, ma sono consapevole di non poter contribuire al rafforzamento di opposizioni politiche che reputo inadeguate. Il vero voto va dato oggi alla militanza politica, contribuendo a costruire il partito comunista che ci serve. Il mio voto va alla militanza comunista.

Il mio voto utile è l’iscrizione a Resistenza Popolare.

Alessandro Pascale

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