IL PROGRAMMA DEI COMUNISTI PER MILANO

Mag 5, 2021 | articolo, in evidenza

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Quando la dirigenza del Partito Comunista mi ha chiesto se fossi disponibile a rappresentare l’organizzazione alle elezioni comunali di Milano ammetto di aver titubato parecchio; non per dubbi riguardanti il partito in sé, al quale mi ero avvicinato ormai da diversi mesi, invitando dapprima a votarlo alle elezioni europee, poi a sostenerlo apertamente. Nel quadro disastrato del movimento comunista italiano, e più in generale della “sinistra” antiliberista, il PC si è dimostrata l’unica organizzazione capace di crescere, e ciò prevalente grazie al recupero di un impianto leninista, fondamento di una chiara e coerente linea nazionale oltre che degli importanti aggiustamenti riguardanti soprattutto l’analisi delle questioni internazionali (alludo in particolar modo alla questione cinese).

Il problema principale mi sembravano i miei limiti personali. Nato e cresciuto in Valle d’Aosta, mi sono trasferito a Milano a 19 anni per studiare all’università. Da allora sono passati ormai 16 anni, trascorsi quasi ininterrottamente in una città che ho imparato ad amare, ma che non si riesce mai fino in fondo a conoscere. Negli anni di militanza politica trascorsi a Milano tra le fila di Rifondazione Comunista ho incontrato tanti bravi compagni e compagne, entrando in contatto con realtà diverse che lavorano quotidianamente, seppur con risultati altalenanti, su un territorio molto difficile. La grande diversità dei quartieri e delle loro problematiche, assieme alla scarsa esperienza elettorale (sono stato candidato solo una volta alle elezioni comunali di Aosta del 2010) e amministrativa, mi consigliavano di lasciar perdere, considerando che sicuramente ci sarebbero state persone più adatte del sottoscritto per un compito così delicato.

Negli ultimi anni d’altronde mi sono dedicato per lo più al tema della formazione politica complessiva, mettendo a disposizione ricerche teoriche di tipo storico e filosofico riguardanti il movimento operaio e comunista nazionale e internazionale. Le rassicurazioni venute dalla dirigenza mi hanno chiarito il senso di questa candidatura: è perfettamente normale che la politica odierna sia predominio di tecnici al servizio delle classi dominanti. Nostro obiettivo è costruire percorsi di apprendimento e partecipazione per tutti i lavoratori e le lavoratrici: chiunque deve essere messo in condizione di partecipare alla gestione della cosa pubblica. Inoltre la teoria slegata dalla prassi non ci permetterà di andare molto lontano.

Sono consapevole che sarà difficile distogliere l’elettorato dalla logica del “voto utile”, ma anche che questo è un tema oggi secondario rispetto alla costruzione del partito. Non si può certo dire che non ci importi nulla del numero di voti che prenderemo, perché questo è un indicatore importante del consenso raggiunto dal partito, ma sappiamo che per costruire una vera alternativa al sistema capitalistico occorre un cambiamento globale epocale, per il quale possiamo e dobbiamo saper agire sia nazionalmente che localmente. Niente di tutto ciò può essere realizzato in mancanza di una solida organizzazione capace di radicarsi in ogni quartiere.

Dopo oltre due anni in cui sono rimasto un comunista senza tessera, ho compreso che in Italia il Partito Comunista segue lo stesso obiettivo: pur essendo un’organizzazione ancora molto giovane ed in via di formazione, ma con già solide fondamenta da cui partire, dispone di una dirigenza valida con cui si è manifestata piena convergenza di vedute strategiche. La scelta di accettare la candidatura dipende quindi dalla necessità di dare il mio contributo alla costruzione del Partito in un contesto, quello del totalitarismo “liberale”, particolarmente duro e complesso per le voci che si pongono fuori dal coro. Coerentemente con quanto detto finora, abbiamo concordato con la dirigenza sui tre obiettivi strategici da raggiungere con queste elezioni comunali:

1) Far crescere il radicamento nel territorio metropolitano di Milano, costruendo una sede fisica del partito sul territorio cittadino; i compagni erano già convinti e molto avanti sull’obiettivo, che speriamo di portare a termine già entro l’anno in corso.

2) Promuovere la più larga unità d’azione tra le forze comuniste, tentando di ripetere l’esperienza unitaria che si era realizzata nelle elezioni regionali delle Marche (si veda a tal riguardo l’articolo uscito nel dicembre 2020). In tale occasione per la prima volta compagni del PC e del PCI si erano presentati congiuntamente sotto un simbolo nuovo, accelerando i tempi per una ricomposizione che va portata avanti attraverso un dialogo continuo ed un serrato confronto. Posso assicurare che sul tema è stato tentato tutto il possibile ma le proposte unitarie non sono state accolte: ci sono ancora molte diffidenze, dubbi, differenze analitiche e tattiche che guidano le scelte di molti compagni e compagne, e che hanno impedito la possibilità di avviare un percorso comune. Ciononostante sia il modo in cui sono state condotte le trattative, sia gli sviluppi politici successivi, che hanno portato alla nascita del Comitato 27 febbraio, mi hanno confermato la certezza di lavorare per un’organizzazione che, lungi dall’essere settaria, sostiene concretamente la necessità di riunificare i comunisti a partire da una serie di giusti e adeguati paletti politici, evitando di scadere nella logica deleteria di costruire simboli nuovi ad ogni turno elettorale.

3) Occorreva studiare e analizzare meticolosamente la realtà territoriale di Milano, costruendo un ragionamento serio e comprensibile per tutti, capace di unire “programma massimo” e “programma minimo”. La problematica rischiava di essere la seguente: se serve un “cambio di sistema”, che senso ha costruire un meticoloso programma per le specificità di Milano? Non si corre il rischio di scadere nell’elettoralismo, nel localismo o perfino nel riformismo? Abbiamo tutti in mente la parabola discendente che ha portato il vecchio Partito Comunista Italiano a governare le “regioni rosse”, adeguandosi nel tempo passivamente ad un retroterra burocratico che ha facilitato senza troppi scossoni il passaggio della gran parte dell’organizzazione nelle fila del “riformismo liberale di sinistra” (PDS-DS-PD). Ribadiamo che certi problemi sociali non si possono risolvere mantenendo gli attuali rapporti sociali e politici dominanti, ossia le strutture capitalistiche con cui si attua il dominio della borghesia. Al cittadino medio milanese, in cui è compreso il variegato mondo del lavoro, interessa però conoscere proposte concrete per la sua città e la sua condizione materiale: egli molto spesso non sa chi siano e cosa vogliano effettivamente i comunisti, né come funzionerebbe concretamente una società socialista. Questo programma cerca così di unire i due aspetti che dovrebbero sempre restare compresenti in ogni coscienza comunista: l’utopia e la concretezza, l’ottica rivoluzionaria e il percorso tracciato per riformare democraticamente e pacificamente la società.

Siamo consapevoli che la borghesia non accetterà mai pacificamente riforme che ne distruggano i privilegi economici, per cui un partito rivoluzionario deve disporre di un impianto organizzativo pronto a rispondere adeguatamente alla violenza borghese, sfruttando ogni mezzo adeguato per ottenere avanzamenti verso il socialismo. La storia insegna che il riformismo non ci condurrà al socialismo, almeno finché il potere politico sarà in mano ai rappresentanti politici della borghesia. Il nostro obiettivo, in quanto comunisti, resta la conquista del potere politico da parte dei lavoratori e delle lavoratrici. Non si può però nemmeno dimenticare che una proposta riformista, adeguatamente controllata e diretta da una dirigenza rivoluzionaria, può contribuire a far crescere l’egemonia e la stessa organizzazione dei comunisti, mostrando a tutti quali misure concrete prenderemmo se andassimo al potere domani, e su quale percorso proseguiremmo sul lungo termine. Il programma che segue, al quale abbiamo lavorato molto, studiando non pochi documenti “tecnici” e istituzionali, credo che sia un ottimo punto di partenza, assolvendo bene a questo scopo: ogni sezione propone un’analisi concreta fondata su numeri e dati che identificano problemi politici e sociali, ai quali si cerca di dare risposta suggerendo provvedimenti concreti immediati, segnalando laddove necessario l’esigenza di un intervento più ampio degli enti pubblici superiori.

Un’ultima, fondamentale, osservazione: anche il migliore programma resterà carta straccia finché non verrà sostenuto attivamente dal più grande numero possibile di persone. Le idee dei comunisti sono le più convenienti per i proletari, ma i proletari devono capire che queste idee vanno sostenute con tutti gli strumenti a loro disposizione: non solo con il voto, ma anche con la militanza attiva, che si può tradurre in forme variegate e poco gravose: aiutare a diffondere il programma sul web, parlarne con gli amici, i colleghi e la famiglia, volantinare nelle buche delle lettere, aiutare a raccogliere le firme per adempiere agli obblighi burocratici imposti dal sistema borghese, proporsi per rappresentare il Partito nelle liste municipali delle 9 zone. Un obiettivo importante soprattutto quest’ultimo, perché testimonia proprio della volontà di radicamento sul territorio. Come detto sopra, questo è il nostro obiettivo prioritario: ricostruire una solida organizzazione comunista dei lavoratori e delle lavoratrici sul tessuto milanese. Abbiamo bisogno del contributo di tutti e tutte.

Non esitare a contattarci chiamando o scrivendo al numero 3491078013.

Alessandro Pascale

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