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LA LOTTA MONDIALE CONTRO L’IMPERIALISMO “COSMOPOLITA”

LA LOTTA MONDIALE CONTRO L’IMPERIALISMO “COSMOPOLITA”

[Quello che segue è un estratto da Il cosmopolitismo borghese e il suo ruolo reazionario, pubblicato su Bol’ševik, periodico teorico e politico del Comitato Centrale del PC(B)US, n° 5, 15 Marzo 1949, pp. 30-41. Il testo, oltre che di grande interesse culturale e storico, mantiene estrema attualità politica. Traduzione a cura di Giovanni Spina]

L’ideologia cosmopolita scaturisce dallo stesso modo di produzione della società borghese. Il cosmopolitismo è la negazione del patriottismo, il suo opposto; esso proclama il disinteresse assoluto verso il destino della Patria. Il cosmopolitismo nega l’esistenza di qualsiasi obbligo morale o civile di un popolo verso la propria nazione e la propria Patria. La borghesia predica il principio secondo cui il denaro non ha nazione, e che, ovunque si possa “far soldi”, ovunque si possano fare “vantaggiosi affari”, proprio là si trova la propria terra. Ecco l’infamia del cosmopolitismo borghese, chiamato ad occultare, camuffare e “nobilitare” l’ideologia anti-patriottica propria dell’uomo d’affari senza radici, del commesso viaggiatore e dell’imbonitore da strapazzo. Questa pericolosa ideologia serve alla borghesia e ai suoi agenti come strumento adatto a giustificare e coprire ogni genere di azione anti-patriottica, di tradimento della nazione e di politica doppiogiochista. Marx ha mostrato che “il patriottismo borghese… è degenerato in una completa menzogna dopo che l’attività finanziaria, commerciale e industriale della borghesia ha assunto un carattere cosmopolita”. (Marx-Engels Archive, Vol. III (VIII), p. 355).

Nell’epoca dell’imperialismo, l’ideologia cosmopolita è un’arma nelle mani degli sciacalli imperialisti che mirano al dominio mondiale. Persino ai tempi della prima guerra mondiale, difendendo il programma bolscevico sulla questione delle nazionalità e lottando per il diritto di autodeterminazione delle nazioni, Lenin scriveva:

L’imperialismo rappresenta la crescita del capitale al di là dei confini nazionali, rappresenta l’espansione e l’acuimento dell’oppressione nazionale su una nuova base storica. Quindi ne consegue esattamente che, nonostante le armi, dobbiamo unirci alla lotta rivoluzionaria per il socialismo per un programma rivoluzionario sulla questione nazionale.” (Works, 4th edition, Vol. 21, page 371-2)

La posizione di Lenin mostra il legame indissolubile della lotta rivoluzionaria per il socialismo con la difesa della sovranità delle nazioni. L’imperialismo conduce essenzialmente alla repressione della sovranità nazionale di ogni popolo e alla sottomissione delle nazioni. Nella politica del più duro degli sfruttamenti dei paesi oppressi e nei progetti di espansione, si cela l’origine del nichilismo nazionale sostenuto dalla borghesia cosmopolita. La sovranità nazionale, la lotta di liberazione delle nazioni oppresse, i sentimenti patriottici dei popoli amanti della libertà e, soprattutto, il poderoso patriottismo del popolo sovietico – tutto ciò continua a rappresentare un serio impedimento alle aspirazioni predatorie dell’imperialismo, ed è quello che impedisce che gli imperialisti portino a compimento i loro piani di stabilire una dominazione mondiale. Nel tentativo di schiacciare la volontà di resistere dei popoli, la borghesia imperialista e i loro agenti, nel campo dei socialisti di destra, predicano volutamente che la sovranità nazionale è ormai superata e che ha fatto il suo tempo, e proclamano la falsità dell’autentico concetto di nazione e dell’indipendenza dello stato.

La cricca delle nazioni dominanti, essendo oggetto dell’espansionismo americano, fa di tutto pur di infangare e biasimare il desiderio delle masse di proteggere la propria sovranità nazionale, così da prestare aiuto all’imperialismo americano. Attaccando violentemente l’aspirazione dei popoli alla difesa della sovranità e dell’indipendenza della propria nazione, gli apologeti dell’imperialismo dichiarano con insolenza “superato” il desiderio di proteggere o conquistare l’indipendenza nazionale o, detto in altri termini, il rifiuto di sottomettersi spontaneamente agli aggressori imperialisti. La predica del nichilismo nazionale è consapevolmente e deliberatamente guidata dagli ideologici dell’imperialismo anglo-americano contro la terra del socialismo e delle democrazie popolari. I popoli delle democrazie popolari, sotto la guida dei comunisti e con il supporto dell’Unione Sovietica, combattono con coraggio e fermezza per la loro indipendenza nazionale. In particolare, i partiti comunisti servono in ogni paese del mondo come gli eredi e i più coerenti difensori delle migliori tradizioni nazionali dei popoli, combattendo in prima linea per la libertà e l’indipendenza. Essi guidano la resistenza nazionale contro le aspirazioni espansionistiche e guerrafondaie dell’imperialismo americano.

Il moderno cosmopolitismo borghese è l’espressione ideologica, finalizzata all’instaurazione di una supremazia mondiale, delle politiche imperialistiche della borghesia reazionaria delle grandi potenze capitaliste. La lotta per il dominio e lo sfruttamento del mondo, da parte di un pugno di monopoli capitalisti, deriva inevitabilmente dall’ineguale sviluppo economico e politico del capitalismo nell’epoca dell’imperialismo. “La supremazia globale,” osservava Lenin, “è, in breve, il mantenimento delle politiche imperialistiche, la continuazione delle quali è la guerra imperialista”.

L’imperialismo americano, nella situazione attuale, si rivela come il pretendente al dominio mondiale. E così si spiega il fatto che proprio gli ideologi dell’imperialismo americano emergono, oggi, come i più violenti propagandisti del cosmopolitismo. Gli imperialisti americani hanno scelto l’odierno cosmopolitismo come arma nella lotta ideologica per il dominio del mondo. Servendosi di una propaganda cosmopolita, l’imperialismo americano dirige la preparazione ideologica per il compimento delle sue mire espansionistiche e guerrafondaie. L’ideologia del cosmopolitismo borghese serve come copertura di convenienza per le attività sovversive di spie e sabotatori agli ordini dei servizi segreti stranieri. Sotto la fraseologia cosmopolita, in falsi slogan sulla lotta all’“egoismo nazionalistico”, si nasconde il volto brutale dei fomentatori di una nuova guerra, che tentano di diffondere la grottesca idea di un dominio americano per il mondo. Dai circoli imperialisti statunitensi, si dirama oggi la propaganda della “cittadinanza globale” e di un “governo universale”.

Il vero senso di questa propaganda è stato smascherato dal compagno A. A. Zdanov nel suo resoconto alla conferenza di alcuni dei rappresentanti dei partiti comunisti: “Alcune delle direzioni della ‘campagna’ ideologica che si accompagnano ai piani per l’assoggettamento dell’Europa” dice il compagno Zdanov, “costituiscono un attacco al principio di sovranità nazionale, nonché una chiamata al rifiuto del diritto di sovranità dei popoli e, in opposizione a esso, sostengono l’idea di un ‘governo universale’”. Il senso di questa campagna è quello di accrescere l’espansione incontrollata dell’imperialismo americano, il quale viola sconsideratamente il diritto di sovranità, e di presentare gli Stati Uniti come gli alfieri dei diritti umani; e di dipingere, d’altra parte, come seguaci di un nazionalismo ‘egoistico’ coloro i quali si oppongono all’influenza americana.

Il patriottismo delle masse popolari serve ai lavoratori come una potente arma spirituale, nella lotta per la libertà e l’indipendenza della nazione. Avversa al patriottismo, la borghesia cosmopolita persegue l’obiettivo del disarmo ideologico dei popoli che si oppongono all’espansione imperialista americana. Con l’appoggio della propaganda cosmopolita, la borghesia occidentale e i loro agenti, nelle persone di Blum, Bevin e Schumacher e dei loro simili, aspirano a giustificare il tradimento della loro nazione, e a preparare il terreno ideologico per la totale resa di questi paesi dinnanzi all’imperialismo americano.

Il compagno A.A. Zdanov ha mostrato che il cosmopolitismo borghese, e in particolare l’idea di un “governo mondiale”, possiede una notevole connotazione antisovietica. “L’appropriazione dell’idea di un ‘governo mondiale’ di un certo numero di sognatori e pacifisti da parte dell’establishment borghese” dice il compagno Zdanov, “è utilizzata non solo come strumento per spingere al disarmo ideologico dei popoli che si battono per l’indipendenza dalle ingerenze dell’imperialismo americano, ma allo stesso tempo come uno slogan espressamente in opposizione all’Unione Sovietica, la quale difende costantemente e ripetutamente il principio di eguali diritti e di difesa dei diritti sovrani dei ogni popolo, grande o piccolo.

Alimentato dai piani guerrafondai anglo-americani per il dominio del mondo, l’odierno cosmopolitismo non è altro che il volto immondo del nazionalismo sregolato e del razzismo della borghesia anglo-americana. Il cosmopolitismo e il nazionalismo non sono contrapposti, bensì costituiscono i due lati della medesima ideologia borghese e imperialista. Il cosmopolitismo era da sempre una mera facciata, un travestimento per il nazionalismo. A tempo debito, smascherando i borghesi “veri socialisti” tedeschi, Marx e Engels scrissero con indignazione: “… una così limitata visione del mondo nazionalista sta alla base del presunto universalismo e del cosmopolitismo tedesco”. (K. Marx, F. Engels, Works, Vol. IV, p. 464).

La ricerca dei propri interessi, da parte dei monopoli capitalisti e della borghesia nazionalista militante anglo-americana, si trova alla base dell’istituzione del cosmopolitismo borghese. La predica degli ideali cosmopoliti, esportati dagli Stati Uniti, di una “cittadinanza mondiale,” di un “governo universale”, di un “potere mondiale”, e di uno “stato sovranazionale” etc., serve come travestimento ideologico del nazionalismo anglo-americano. Lenin ha rivelato l’origine, le radici del cosmopolitismo borghese. V.I. Lenin scriveva:

…l’unione degli imperialisti di tutti i paesi, l’unione, naturale ed inevitabile, che non conosce alcuna patria, nel nome della difesa del capitale, ha dimostrato, attraverso i grandi episodi più significativi della storia mondiale, che il capitale pone il mantenimento dell’alleanza tra i capitalisti di tutti i paesi contro i lavoratori al di sopra degli interessi della patria, del popolo e di qualunque altra cosa.”

Lenin ha dimostrato qui che la borghesia colloca la protezione dei suoi interessi di classe “al di sopra degli interessi della patria, del popolo e di qualunque altra cosa”, che nel nome della difesa dei propri interessi di classe la borghesia crea “un’unione degli imperialisti di tutti i paesi” contro i lavoratori.

La formazione di una nuova situazione internazionale a seguito della seconda guerra mondiale – la crescita del potere dell’Unione Sovietica e della sua autorità, il ritirarsi del sistema imperialista dalle democrazie popolari, le tendenze di sinistra presso le masse popolari dei paesi capitalisti, la crescita colossale della forza del socialismo e della democrazia nel mondo intero, la crescita dei movimenti di liberazione nazionale dei paesi coloniali e semi-coloniali – tutto ciò provoca un disprezzo maligno nel campo imperialista e anti-democratico guidato dagli Stati Uniti, i quali si sono prefissi come principale obiettivo la lotta contro il socialismo e la democrazia.

L’odierno cosmopolitismo con la sua vocazione al ripudio della sovranità nazionale, con le sue nozioni di “governo mondiale” e di creazione degli “Stati Uniti d’Europa” etc. costituisce una “base” e una “consacrazione” dell’assembramento dell’“unione degli imperialisti” sotto l’egida americana nel nome della lotta contro le masse che lavorano duramente, contro l’Unione Sovietica e le democrazie popolari, contro la crescita inarrestabile delle forze socialiste e democratiche nel mondo intero. Il cosmopolitismo borghese è sin dal principio l’ideologia profondamente reazionaria della borghesia imperialista, un vessillo ideologico del campo imperialista e antidemocratico. Pertanto, la lotta contro il cosmopolitismo borghese è una lotta indispensabile e di primaria importanza nella lotta contro l’imperialismo e la decadente ideologia borghese.

F. Chernov

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APPELLO ALLA BATTAGLIA CULTURALE CONTRO IL REVISIONISMO STORICO

APPELLO ALLA BATTAGLIA CULTURALE CONTRO IL REVISIONISMO STORICO

Sono passati ormai quattro mesi da quando è stato pubblicato online sul sito www.intellettualecollettivo.it il libro “A cent’anni dalla Rivoluzione d’Ottobre. In difesa del socialismo reale e del marxismo-leninismo”. Oltre 1200 persone l’hanno già scaricato e iniziato a leggere e i più rapidi hanno forse già capito, sulla base delle analisi e tesi presenti, quanto grande fosse il buco nella storiografia italiana (e non solo) recente, e quanto sia di conseguenza inadeguata e insufficiente l’analisi teorica delle principali organizzazioni partitiche della sinistra italiana, finanche quella frammentata comunista, educatesi per decenni in un clima di trionfo del revisionismo.

IL SILENZIO POLITICO SU UN’ANALISI LENINISTA

Non stupisce d’altronde la prudenza con cui tutti i partiti (compreso il mio, quel PRC “libertario” e “antistalinista” di cui sono membro del Comitato Politico Nazionale) hanno finora evitato di riprendere anche solo la notizia della pubblicazione, rilanciata invece da “Marx21”, “La Città Futura”, “Resistenze.org” e dal professore universitario G. Azzarà, oltre a svariati altri militanti e singole organizzazioni territoriali di diversi partiti attraverso i propri canali mediatici più ristretti. Per fortuna l’opera si sta diffondendo lo stesso, grazie al passaparola e ad una continua sponsorizzazione sui social network. Forse quando il testo verrà pubblicato in formato cartaceo sorgerà maggiore attenzione verso un libro che ritengo imprescindibile per chiunque voglia capire come ricostruire la sinistra in Italia oggi senza ripetere per l’ennesima volta ricette politiche scialbe e inadeguate.

VIVIAMO INCONSAPEVOLI IN UN MONDO ORWELLIANO

Non pretendo certo di aver risolto tutti i nodi teorici e le contraddizioni politiche che hanno avuto storicamente i vari “socialismi reali” (con particolare riferimento alle vicende dell’URSS). Su questi aspetti non ho potuto far altro che porre interrogativi e azzardare alcune risposte. Il vero fattore aggiunto di questo lavoro di stampo semi-enciclopedico (2500 pagine per ricostruire quella che è di fatto una bozza di storia della lotta di classe mondiale nel periodo dal XX secolo fino ad oggi) è in realtà l’aver ridato un quadro storico veritiero dei fatti. Il che offre un punto di vista che consente di formulare la seguente affermazione: viviamo inconsapevoli in un mondo orwelliano, in un totalitarismo morbido, “liberale”, in cui però la Storia è stata a tal punto riscritta, da essere ormai entrata nel senso comune, con una resistenza sempre più scarsa perfino nel ceto intellettuale progressista (ormai quasi sussunto dalla classe dominante borghese nei suoi rappresentanti mainstream).

LA CAUSA ORIGINARIA DEL “PENSIERO UNICO”

Si è svelato a tutti quanto sia stato avanzato il revisionismo storico dopo l’offensiva ideologica dell’imperialismo occidentale, la quale a dir la verità è sempre esistita da quando esiste l’imperialismo, ma che è dilagata prepotente dagli anni ’50 perfino negli ambienti progressisti, proletari e comunisti, ottenendo progressivamente sul finire del secolo una vittoria schiacciante con il trionfo del TINA (“There is no alternative”) e della diffusione del paradigma analitico “totalitarismo comunista”, nonché dello “stalinismo”.

I TRE PICCONATORI DEL SOCIALISMO SOVIETICO

Un’offensiva che è stata possibile solo grazie ad una manovra politica sciagurata di Chruscev, che raccontando falsità su falsità (oggi lo sappiamo per certo, grazie ai recenti studi storici) nel 1956 ha favorito volutamente l’avvio dell’offensiva anticomunista e antileninista in tutto il mondo, devastando il movimento comunista internazionale, fino ad allora in rottura solo con il deviazionismo di Tito. Chruscev si è dimostrato il secondo grande picconatore del socialismo sovietico dopo le manovre di Lev Trockij e soprattutto dell’anticomunista infiltrato nel PCUS Gorbacev.

LA RISPOSTA DEFINITIVA AL “LIBRO NERO DEL COMUNISMO”

Con “In difesa del socialismo reale” viene fatta piena luce sulle falsità riguardanti i “crimini del totalitarismo comunista”, dando avvio alla prima grande offensiva ideologica contro il revisionismo storico “liberale”. La borghesia ha condotto indisturbata (anzi spesso e volentieri assecondata anche dagli intellettuali “marxisti”) negli ultimi decenni una linea ideologica di esaltazione di una libertà emanata solo formalmente e con una terribile ipocrisia, in quanto fondata sull’individualismo e sull’omissione sistematica dei propri crimini compiuti contro i popoli di tutto il mondo, compreso quello della propria stessa nazione, come ci insegna peraltro un’analisi materialista di tutta la Storia dell’Umanità.

CADE IL VELO DI MAYA E SI SVELA IL CRIMINE

Con quest’opera si dimostrano scientificamente gli orrori compiuti dall’imperialismo in tutto il mondo (ai quali spesso solo i comunisti e i sovietici si sono opposti) in un dominio che continua tuttora nella gran parte dell’America Latina, in Africa, in buona parte dell’Asia, colpendo perfino i settori più deboli dell’Europa. Dopo aver letto questo libro i comunisti potranno buttare in faccia a tutti i benpensanti e ai moralisti la vera natura violenta della loro “democrazia”.

LO SCONTRO È ANCORA TRA IMPERIALISMO E SOCIALISMO

Per comprendere le vicende storiche del ‘900, strettamente intrecciate e in continuità con il nostro mondo attuale, non è possibile ragionare in termini di “occidentali contro orientali”, o “democrazie contro dittature”, e tanto meno “cristiani contro islamici” o “italiani contro immigrati”. Il principale canone interpretativo deve essere quello “imperialismo contro socialismo”, in una lotta che è ben lungi dall’essere terminata, e che minaccia anzi di risolversi in maniera non pacifica in un grande scontro finale che in questo XXI secolo potrebbe devastare ogni angolo del mondo, nel caso in cui l’imperialismo dominante, quello statunitense, non accetti pacificamente di perdere il proprio impero egemonico mondiale costruito durante gli anni della Guerra Fredda.

COSA DICONO I COMUNISTI IN ITALIA?

Occorre obbligare le organizzazioni comuniste a parlare di questo libro e delle tesi storiche e politiche che vi sono contenute. A tal riguardo è stata fatta la richiesta alle segreterie dei principali partiti comunisti italiani (PRC, PCI, PC) e delle relative giovanili (GC, FGCI, FGC) di prendere posizione su tale opera. Gli sviluppi politici successivi imporrebbero ora di fare la stessa richiesta anche ad organi di informazione come Contropiano e Potere al Popolo, che ne potrà trarre giovamento per darsi un profilo ideologico-politico più chiaro in punti fondamentali riguardanti l’Europa, il sindacalismo e sull’analisi delle questioni internazionali. Sarebbe in effetti opportuno che anche il Partito Comunista aprisse un dibattito sulla propria visione delle questioni internazionali, ed in particolar modo sul ruolo progressivo giocato negli ultimi decenni dalla Repubblica Popolare Cinese. Al momento la definizione della stessa come “blocco imperialista” è assolutamente insufficiente e inadeguata, e la questione è tutt’altro che secondaria.

LA “BATTAGLIA CULTURALE” DA FARSI

In questo contesto diventa non solo una scelta, ma una necessità storica la scelta di portare avanti una “Battaglia Culturale” che non esiti ad imbracciare la verità storica e contribuire a diffonderla in primo luogo alla residuale militanza comunista, la quale può darsi peraltro diversi obiettivi concreti di intervento politico:
1) forgiare con una salda formazione politica la militanza rivoluzionaria di migliaia di partigiani che credono ancora nella necessità di lottare per cambiare il mondo;
2) lanciare una grande campagna contro il revisionismo storico promosso dalle massime istituzioni italiane, finanche i Presidenti della Repubblica (vedi il “Giorno del Ricordo” istituito nel 2004), in un processo di ricostruzione della storia in senso neofascista e anticomunista;
3) promuovere la revisione sistematica dei manuali di testo scolastici per aggiornarli alle scoperte più recenti della storiografia;

LA NECESSITÀ DI UNA NUOVA STRATEGIA COMUNISTA E INTERNAZIONALISTA

4) prendere in cura una traduzione in inglese dell’opera per diffondere presso le altre organizzazioni comuniste di tutto il mondo uno strumento utile a riprendere un’analisi ed una teoria condivisa.

Questa peraltro sarebbe la necessaria premessa per reintrodurre il ragionamento dell’istituzione di una seria Internazionale Comunista permanente e fondata su una salda consapevolezza teorica e politica delle problematiche attuali a livello mondiale, e di conseguenza di quale debba essere il ruolo dei comunisti nell’Europa Occidentale, una delle aree di punta dell’imperialismo mondiale.

L’AGGIORNAMENTO STORICO DELLA CATEGORIA ANTIMPERIALISTA

Rimettiamo al centro l’analitica leninista dell’imperialismo, aggiorniamola agli insegnamenti forniti da 100 anni di Storia e confrontiamola con i dati empirici offerti dalla presente realtà globale: se utilizziamo queste preziose “lenti” non potremo che concludere solo con la consapevolezza che la proposta politica dei comunisti italiani oggi deve essere quella di far uscire il Paese dalle catene delle strutture imperialiste della NATO e dell’Unione Europea.

LA QUESTIONE DEL POTERE E LA RIVOLUZIONE

L’ottica strategica necessita di porre la questione della presa del potere per la trasformazione in senso socialista della società. Solo attraverso una rivoluzione socialista sarà possibile riscattare le speranze delle generazioni presenti e future di questo Paese, dando anche un segnale di emancipazione ai popoli di tutta Europa, invitati a sollevarsi pure loro dalla tirannia della finanza internazionale e delle relative borghesie nazionali.

L’IMMINENTE SCONTRO DI CLASSE MONDIALE

Solo se saremo capaci di costruire un simile scenario avremo dato un contributo fondamentale nell’imminente scontro di classe mondiale tra l’imperialismo statunitense, sostenuto dagli alleati della guerrafondaia NATO, e il resto del mondo che ha osato alzare la testa grazie all’esempio e al supporto della Repubblica Popolare Cinese, di Cuba, della Corea del Nord, del Venezuela e di tanti altri Paesi, socialisti e non, che osano ancora disobbedire agli ordini di Washington decidendo da sé come regolamentare le proprie politiche economiche.

IL DECLINO DELL’IMPERO STATUNITENSE

Anche se ancora molti compagni non lo capiscono, la borghesia sa bene come nonostante la caduta dell’Unione Sovietica, il grande nemico storico dell’imperialismo mondiale nel XX secolo, la situazione stia ora cambiando: dopo oltre 70 anni si sta incrinando sempre di più il dominio dell’Impero Statunitense e dei suoi alleati (Italia compresa) sul resto del pianeta, e ciò avviene in primo luogo grazie alla Repubblica Popolare Cinese grazie alla sapiente guida del Partito Comunista Cinese, che in 30 anni ha tolto 700 milioni di persone dalla povertà, ha trasformato il Paese nella prima economia mondiale in termini di PIL e sta ristrutturando la globalizzazione sulla base della cooperazione economica internazionale pacifica. Non è un caso che la maggior parte dei Paesi appartenenti a BRICS e ALBA siano finiti in “crisi” o abbiano visto cambi di governo politico più o meno “regolari” negli ultimi anni. La reazione statunitense è feroce organizzando in questa fase storica rivoluzioni colorate, golpe, destabilizzazioni economico-commerciali e guerre ovunque. L’Impero però fa sempre più fatica a contenere le Resistenze incarnate da Governi che difendono la propria dignitosa indipendenza. Nella Storia è accaduto di rado che un Impero abbia accettato il proprio declino senza far ricorso ad ogni strumento possibile in proprio possesso. Il rischio di una nuova Guerra, forse mondiale, non è da escludere del tutto. Tutto è possibile ma niente è impossibile per i popoli che prendano coscienza storica, politica e di classe. Non esiste nulla di più forte delle masse, quando si organizzano.

APPELLO PUBBLICO ALLA SOTTOSCRIZIONE

Non sarà possibile però compiere alcun passo avanti per noi italiani se non si riuscirà a lanciare una “Battaglia Culturale” alla quale sono chiamati a raccolta anche tutti gli intellettuali, gli accademici, i professori e gli uomini onesti di buona volontà. Auspico però che siano soprattutto lavoratrici e lavoratori ad aderire, oltre a chiunque altro voglia sottoscriverlo a livello individuale o in quanto esponente sindacale, politico, associazionistico, ecc. A tutti costoro chiedo di diffondere l’opera e di farla conoscere con ogni mezzo possibile. Questo è l’appello che faccio e invito chiunque voglia sottoscriverlo (privatamente o pubblicamente) o discuterlo a contattarmi (info@intellettualecollettivo.it).
La Verità prima o poi trionferà. Solo allora sarà possibile una fase nuova per l’Umanità.

O SOCIALISMO O BARBARIE

Sta solo noi a decidere se provare ad accelerare i tempi della riscossa proletaria o se accettare di stare dalla parte della barbarie. Qualcuno pensava che “o socialismo o barbarie” fosse un’esagerazione, al limite solo un accattivante ma vuoto slogan. Oggi sappiamo che non è così. Di fronte agli orrori e al male assoluto del capitalismo si può essere complici, indifferenti o partigiani. Ognuno faccia la propria scelta di campo. Qui si cercano Partigiani per il Socialismo.

Alessandro Pascale

Milano, 15 aprile 2018

ADESIONI (aggiornate al 20 ottobre 2018)

Francesco Valerio Della Croce (Coordinatore Nazionale FGCI)
Nicolò Martinelli (Esecutivo Nazionale GC)
Nicolò Monti (Segreteria Nazionale FGCI)
Joseph Condello (CPN PRC, Reggio Calabria)
Chiara Pavan (CPN PRC, Lecco)
Simone Gimona (CPN PRC, Bologna)
Giovannino Deriu (CPN PRC, Cagliari)
Marco Nebuloni (Coordinamento Nazionale GC, CPR Lombardia, Milano)
Michele De Luisi (Coordinamento Nazionale GC, Bari)
Giusi Greta Di Cristina (Comitato Centrale, responsabile Esteri PCI, Torino)
Roberto Vallepiano (giornalista e scrittore, La Habana [in Italia a Ventimiglia])
Diego Angelo Bertozzi (storico, collaboratore di Marx21, Brescia)
Matteo Luca Andriola (giornalista precario e ricercatore, Milano)
Omar Minniti (collaboratore de “L’Antidiplomatico”, Budapest)
Marco Vicini (Consiglio Nazionale ARCI, Circolo ARCI Tunnel, Reggio Emilia)
Daniele Burgio (Responsabile dell’Associazione Primo Ottobre di amicizia Italia-Cina, Sesto San Giovanni-Milano, scrittore)
Roberto Sidoli (Vice-Responsabile dell’associazione 1° Ottobre di amicizia italo-cinese, Sesto San Giovanni-Milano, scrittore)
Massimo Leoni (Segreteria della Federazione del PCI di Milano, scrittore)
“Il Migliore” (Associazione culturale, Roma)
Antonio Cipolletta (studente internazionalista, Napoli)
Andrea Torri (Segretario PRC Lecco)
Pierluigi Di Rauso (Segretario PRC Caserta)
Gabriele Belloli (Coordinatore GC Milano)
Irene Scaramellini (PRC Pisa)
Flavio Di Schiena (PRC Puglia)
Daniele Olivi (PRC Terni)
Mario Gaglio (CPF PRC Milano, circolo Novate Milanese)
Francesco Nicola Radogna (PRC Siena)
Marco Moroni (CPF PRC Milano, circolo Lainate)
Manuel Vulcano (CPF PRC Milano, circolo Magenta)
Giada Bastanzi (Segreteria PRC Versilia con delega a Formazione)
Ilaria Teofani (Civitavecchia-Chivasso)
Vittorio Toscano (PRC Genova)
Enrico Bezzi (Impiegato, Civitavecchia)
Francesco Pierucci (Operaio, Tesoriere PCI sez. Civitavecchia)
Lorena Impemba (infermiera, Livorno)
Sara Ferdinandi (funz. Polizia Locale, Roma, delegata di base CGIL)
Pietro Scalzo (GC Milano)
Francesco Castagna (PRC Isola d’Ischia, Napoli)
Raffaele Campanile (CPF PRC Caserta)
Giovanni Parrella (lavoratore precario, Roma)
Aldo Cannas (Cagliari)
Jacopo Polli (Dirigente Cooperativa Sociale, Feltre-Belluno)
Antonio Currò (Segretario circolo PRC P. Impastato, Messina)
Daniel Piedras (CPF Milano)
Massimo Marzano (militante comunista, disoccupato, Napoli)
Salvatore Favenza (FGCI Caserta)
Fabrizio Pedone (CC PCI)
Roberto Stefano Arzuffi (ANPI Camagna Monferrato)
Manlio Padovan
Roberto Aureli (PCI Lamporecchio-Pistoia)
Auro Bizzoni (Studente, GC Albano Laziale)
Leonardo Cribio (PRC Affori-Milano)
Paolo Pioppi (Associazione Stalin, Terni)
Roberto Gabriele (Associazione Stalin, Civitavecchia)
Silvio Germino (Associazione Stalin, Civitavecchia)
Jaime Vigliano Girando (studente, Alghero)
Luciano Bronzi (Associazione Stalin, Potenza)
Emmanuele Fiorella (studente)
Fabrizio Verde (Direttore de “L’AntiDiplomatico”)
Antonio Soga
Clara Statello (Coordinamento Ucraina Antifascista, Catania)
Giovanni Spina (studente, FGCI, Torino)
Marco Leonardi (PC, Piemonte)
Carlo Marenda (Cuneo)
Fabio Rontini (edicolante, Firenze)
Francesco Fustaneo (giornalista, Campofelice di Roccella-Palermo)
Fabrizio Amadio (comunista precario, Bologna)
Nicola De Giglio (Bari)
Tiziana Pesce

IN DIFESA DEL SOCIALISMO REALE E DEL MARXISMO-LENINISMO

Due volumi, 24 capitoli, per complessive 2500 pagine. 20 pagine di Indice. 80 pagine di sola bibliografia. Di fatto un volume enciclopedico sulla storia contemporanea e sulle questioni fondamentali del socialismo reale . Questo e molto altro è “A cent’anni dalla Rivoluzione d’Ottobre. In difesa del socialismo reale e del marxismo-leninismo” a cura del ricercatore storico e militante politico Alessandro Pascale

STORIA DEL SOCIALISMO E DELLA LOTTA DI CLASSE

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