LE MENZOGNE SULLA PANDEMIA COVID

Mag 5, 2023 | articolo

IL TESTO CHE SEGUE È LA RELAZIONE SCRITTA DEL VIDEO ED È SCARICABILE IN FORMATO PDF QUI

Di seguito la relazione tenuta dal sottoscritto Alessandro Pascale, responsabile nazionale Formazione del Partito Comunista, nell’ambito della scuola popolare di formazione politica Antonio Gramsci. La presentazione è stata fatta a Milano il 16 aprile 2023 presso i locali della cooperativa Antonio Labriola di Milano. È disponibile la registrazione video caricata sulla pagina youtube del Partito Comunista Milano (@pcmilano). Segnaliamo anche, scaricabile in formato PDF, la relazione del prof. Marco Cosentino sugli aspetti medico-sanitari. Seguiranno in un secondo momento le pubblicazioni delle relazioni di Giuseppe Damiani e Andrea Zhok.

La relazione che andrò a esporvi è una sintesi del saggio Cause e conseguenze politiche della pandemia covid-19. L’opera, di una cinquantina di pagine è stata pubblicata dal sottoscritto in libera consultazione sul sito Intellettualecollettivo.it il 9 gennaio 2022 e il suo contenuto è stato assunto ufficialmente come punto di riferimento teorico dal Partito Comunista sulla questione pandemica nel IV Congresso, conclusosi lo scorso 26 marzo 2023.

Faccio presente che hanno collaborato in maniera significativa all’elaborazione del testo Alberto Lombardo, diventato recentemente Segretario Generale del Partito e Stefano Cipolloni. Hanno inoltre offerto spunti, pareri e indicazioni anche altri compagni noti per il proprio impegno politico-culturale e le proprie competenze scientifiche e sanitarie.

IL COVID ESISTE? È UNA PANDEMIA?

Il covid-19 è un virus mediamente più grave di una normale influenza, ma a distanza di 3 anni è lecito parlare di un’emergenza costruita politicamente da parte di un regime totalitario e spietato. Sono riusciti a terrorizzarci con un virus che lascia indenne il 40% degli infettati mentre oltre la metà dei casi ha presentato sintomi lievi che scompaiono dopo pochi giorni in soggetti dotati di un sistema immunitario sano. L‘indice di mortalità è stato particolarmente acuto per le fasce di età superiori ai 60 anni ma l’età media dei decessi riguarda persone di 80 anni circa con diverse patologie pregresse, il che accadeva anche con la vecchia influenza. I dati sulla mortalità sono stati contestati, in quanto sono stati conteggiati come “morti per covid” anche i semplici “morti con covid”, falsificando così dati presentati come oggettivi, ma in realtà interpretati politicamente. Ricordiamo lo scalpore suscitato da un rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità (ISS) che segnalava come i morti per solo covid (cioè senza ulteriori patologie concomitanti) fossero meno del 3% delle vittime effettivamente conteggiate. Molti hanno denunciato disturbi psicotici, ma è altamente probabile che essi siano conseguenza non della malattia, ma dell’isolamento sociale e del clima di terrore costruiti ad arte. La mortalità in eccesso che ha riguardato alcune regioni in questi tre anni non è infine dipesa dalla letalità del virus in sé, ma dall’inadeguatezza della gestione sanitaria e politica. Molti comunisti rifiutano tuttora queste affermazioni giustificandosi con le misure messe in atto dalla Cina, le cui reazioni legittimerebbero le pratiche messe in atto dai regimi nostrani. In effetti la risposta cinese ha allarmato i comunisti di tutto il mondo, che però non hanno capito come essa fosse la risposta drastica ad un improvviso attacco militare di tipo biologico.

L’ORIGINE ARTIFICIALE DEL VIRUS E IL DEEP STATE STATUNITENSE

La narrazione mediatica sull’origine del virus è infatti falsa. Innanzitutto il virus non ha un’origine naturale da un pipistrello, ma è stato creato in laboratorio. Ci hanno detto a lungo che nessuno ritenesse possibile un’origine artificiale del virus. In realtà la comunità scientifica internazionale non è mai stata compatta nel fare simili affermazioni. Il caso più famoso di “dissidenza” è quello di Luc Montagnier, premio Nobel per la Medicina nel 2008, ma ci sono altri scienziati che sostengono di avere le prove di un atto deliberato di bioingegneria, censurati dai media e dalle principali testate scientifiche. Tra i dissidenti più illustri citerei il microbiologo Ralph Baric, il maggior studioso al mondo di coronavirus, che ha spiegato candidamente che «si può ingegnerizzare un virus senza lasciare nessuna traccia», e non in linea teorica, perché nei laboratori di avanguardia lo si fa già da almeno 10 anni.

Il covid-19 non solo è stato costruito in laboratorio, ma molti indizi mostrano come la sua origine non sia a Wuhan, ma nel laboratorio statunitense di Fort Detrick, proliferando da qui in tutto il mondo grazie alla commistione di interessi del deep state occidentale. Alcuni dati per chiarire la questione: occorre sapere che dal 2006 ad oggi gli USA hanno acquisito il controllo di circa 200 laboratori militari di microbiologia simili a quello di Wuhan, sparsi in tutto il mondo, buona parte dei quali limitrofi ai territori della Russia e della Cina. Questi laboratori servono ad affinare armi batteriologiche in cui gli USA sono maestri da un secolo, grazie a ricerche supervisionate dai militari del Pentagono che lavorano a stretto contatto con le multinazionali farmaceutiche. Tra le principali entità private finanziate dal governo statunitense c’è Ecohealth Alliance, una fondazione supportata da tre grossi pilastri: la consulenza legale di studi riconducibili alla CIA; alcune grandi case farmaceutiche che lavorano sui vaccini e i tre maggiori colossi della finanza (Blackrock, Vanguard, State Street Corporation), principali azionisti di tutte le aziende di Big Pharma.

La Ecohealth Alliance ha da anni stretti rapporti con l’istituto di virologia di Wuhan; ciononostante riteniamo che la genesi del covid-19 sia statunitense sulla base dei seguenti dati: dal gennaio all’agosto 2019 viene svolta la simulazione Crimson Contagion 2019 che coinvolge la Casa Bianca, tutti i ministeri e i 17 servizi segreti, i principali istituti di ricerca, università, multinazionali, banche e società finanziarie. L’obiettivo è testare le capacità degli USA di rispondere ad una pandemia di sorprendenti somiglianze con quelle del covid. Simulazioni simili vengono svolte a Chicago ad agosto, oltre che dal governo britannico, dall’OMS, dal World Economic Forum e da privati come la Bill e Melinda Gates Fondation.

Il 2 maggio 2019 il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) statunitense lancia un bando intitolato “Sviluppo di piccole molecole per trattare nuovi virus”. È lo stesso mese in cui il National Institute of Healt firma un accordo di collaborazione con l’azienda farmaceutica MODERNA per la ricerca sul vaccino contro un tipo di coronavirus.

A giugno si ha notizia sui giornali delle prime centinaia di casi infettivi, probabile conseguenza di una contaminazione delle acque nei pressi del laboratorio statunitense di Fort Detrick, il più avanzato centro biochimico presente negli USA, noto alle cronache del PCI già dagli anni ’60. Per coprire il fatto il laboratorio viene chiuso un mese dopo, mentre a settembre, mese in cui il virus comincia a circolare in Italia (come attestato dal’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano) negli USA viene lanciata, come arma di distrazione di massa, una campagna pubblica contro le sigarette elettroniche.

I primi casi scoppiano in Cina nell’ottobre 2019 in occasione dei giochi militari mondiali di Wuhan, a cui partecipano atleti statunitensi provenienti proprio da Fort Detrick. Viene scelta Wuhan per colpire la Cina perché qui si trova un importante laboratorio, figlio di una precedente cooperazione tra cinesi e francesi, dove lavorano scienziati che svolgono ricerche sui pipistrelli e sui virus SARS; si tratta di sperimentazioni finanziate e co-dirette da organizzazioni statunitensi di cui è certamente al corrente Anthony Fauci, dal 1984 direttore del National Institute of Allergy and Infectious Disease (NIAID) ente del dipartimento della salute statunitense. La scelta di colpire Wuhan è stata fatta costruendo così la favola dell’origine animale e cinese del virus. Mentre a novembre il virus inizia a diffondersi in Cina, negli USA sta già imperversando nel silenzio mediatico, causando circa 20 mila morti fino al febbraio 2020. Studi medici successivi hanno mostrato con certezza casi di coronavirus presenti in California, Oregon e Washington già a dicembre.

In sintesi: il virus è comparso almeno 6 mesi prima negli USA rispetto alla sua effettiva comparsa “mediatica” in Cina; tutto quel che è accaduto effettivamente dal 2020 in poi era stato previsto in anticipo; rimane il dubbio se a Fort Detrick sia avvenuto un incidente, con la conseguente manovra sulla Cina per deviare i sospetti, oppure se ci sia stata una programmazione e pianificazione completa da parte del deep state statunitense.

LA GESTIONE POLITICA, LE CURE NEGATE, IL GREEN PASS, LA CACCIA AI NO VAX

Venendo all’Italia, data l’origine sconosciuta del virus si può comprendere lo smarrimento iniziale sui provvedimenti da prendere, specie di fronte alle imponenti misure prese dai cinesi. Premettiamo che le istituzioni italiane hanno la responsabilità storica di aver sciolto nel 2016 il Centro nazionale di epidemiologia e sorveglianza dell’Iss (Cnesps), nonostante l’appello di 2000 operatori sanitari: una mossa sciagurata che ha eliminato uno strumento di coordinamento indispensabile, specie in caso di epidemia. Al di là di questo è indubbio che la gestione politica della pandemia è stata vergognosa e pone seri dubbi sulla connivenza di alcune personalità. È stato subito chiaro che i lockdown parziali, proprio per la loro parzialità (in Lombardia su 10 milioni di abitanti, 3 milioni hanno continuato a viaggiare per “lavori essenziali”), non potevano bloccare sul nascere la diffusione del virus e sono serviti solo a gettare l’economia nel caos, con particolare danno per le piccole e medie imprese e il mondo del lavoro. Nulla è stato fatto per potenziare i sistemi sanitari nazionali, per adattare i protocolli emergenziali e sviluppare la medicina di prossimità.

Tra le principali accuse al Ministero della Sanità c’è l’aver indicato cure inadeguate, aver bloccato la possibilità di conoscere le vere cause della letalità del virus e aver favorito il collasso della medicina territoriale. Chi, come il giovane medico della Val Seriana Riccardo Munda, ha sfidato le direttive governative continuando a visitare i pazienti a domicilio e ha potuto soccorrere i propri 700 assistiti senza la minima ospedalizzazione. Il protocollo sanitario ministeriale invece ha indicato come cura ai sospetti infetti “tachipirina e vigile attesa”: il problema è che il paracetamolo, somministrato nelle prime fasi della malattia, aggrava l’infezione invece di migliorarla, tanto che la dottoressa Loretta Bolgan ha denunciato la volontà criminale di far finire volutamente le persone in terapia intensiva. Molti dei morti della pandemia sarebbero insomma conseguenza delle scelte politiche che hanno causato il collasso degli ospedali, bloccando la normale routine sanitaria. Il caos sarebbe stato alimentato dalla “riforma dei tamponi” dell’aprile 2020, da cui ha originato il fenomeno dei “falsi positivi”, obbligando milioni di persone a stare rinchiuse e isolate in casa sulla base di test totalmente inaffidabili, tanto da far parlare alcuni medici di «mistificazione metodologica» e di una «colossale manipolazione» che è servita a creare un clima di emergenza con cui restringere le libertà individuali e aggravare una serie di altre patologie che non sono state così curate.

Sono state snobbate e screditate, costruendovi sopra perfino false divulgazioni scientifiche, cure farmacologiche alternative ed estremamente economiche dimostratesi efficaci sia nel prevenire che nel combattere l’infezione da covid-19. I pochi medici coraggiosi che le hanno sostenute invece di essere ringraziati sono stati ricompensati con ispezioni governative, tanto da spingere il fautore della sieroterapia Giuseppe De Donno al suicidio.

Dopo aver costruito politicamente l’emergenza, si è puntato tutto sui vaccini imposti dall’EMA ai paesi occidentali, nella totale mancanza di trasparenza sui contratti concordati dall’UE con le multinazionali. Mentre alcuni invocavano un comunismo scientifico nella lotta al virus”, ossia lo sviluppo di una collaborazione internazionale che superasse le questioni geopolitiche, ha prevalso la logica della chiusura completa sui vaccini extra-occidentali (il cubano Soberana, il russo Sputnik, i cinesi Sinovac e Sinopharm, ecc.); vergognoso è stato parlare di “libere” vaccinazioni e di “consenso informato” in un contesto di terrorismo mediatico in cui sono stati omessi i rischi derivanti dalle nuove tecnologie usate per realizzare quelli che di fatto non erano vaccini ma farmaci di dubbia efficacia. Perfino Michael Yeadon (ex vicepresidente di Pfizer) ha ricordato il carattere sperimentale dei sieri a tecnologia mRNA. Nonostante il buon senso consigliasse di circoscrivere la somministrazione di tali farmaci alle sole categorie a rischio (gli over 80 e gli immunodepressi), essi sono stati estesi alla fascia pediatrica con l’obiettivo di raggiungere un’impossibile “immunità di gregge”. Sono stati immunizzati artificialmente perfino soggetti guariti che possedevano già un’immunità naturale robusta e duratura: un’assurdità scientifica assoluta, un caso mai accaduto nell’intera storia della medicina.

Per convincere i recalcitranti, nell’estate 2021 viene introdotto il “green pass”. Ricordiamo la frase pronunciata dal presidente Mario Draghi il 22 luglio: «Il Green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a divertirsi, ad andare al ristorante e a spettacoli all’aperto e al chiuso, con la garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose». Il PC è stato tra i primi a sostenere che il green pass è un provvedimento che non ha alcun fondamento medico-scientifico, perché l’assunto principale su cui si regge, ossia che i vaccinati non contagiano, viene rapidamente confutato dalla realtà empirica, nonostante le negazioni mediatiche. Sfruttando la paura di nuove chiusure, parte la caccia e la condanna sociale ai “no-vax”, categoria in cui vengono inseriti tutti i “critici”, dei farmaci mRNA e del green pass. Nonostante l’evidenza che i vaccinati si contagiano lo stesso, a volte con gravi sintomi, si lancia la pratica del “booster”, ossia la “terza dose”, con un “vaccino” diverso da quello usato per le prime due. Si è dato luogo così complessivamente a 48 incroci diversi di immunizzazione, una vera follia a detta di alcuni microbiologi.

La gestione politica della pandemia è stata quindi criminale sotto ogni punto di vista.

GLI SCANDALI DI BIG PHARMA ED I DANNI DA VACCINO

Perché la gente non si voleva vaccinare? Perché erano evidenti i troppi punti oscuri e la scarsità di trasparenza sul tema. Il medico e compagno Vittorio Agnoletto ha detto chiaramente che la scienza si è messa al servizio della politica e i media mainstream assomigliano a megafoni delle case farmaceutiche. Al di là degli ingenui che si informano su Open, per fortuna c’è ancora molta gente consapevole che un’azienda privata mira anzitutto al profitto. È esemplare una dichiarazione del direttore generale di una casa farmaceutica negli anni ’70: «Il nostro sogno è produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque».

Oggi i dirigenti aziendali non sono tanto grossolani e si presentano con una facciata etica ed umanitaria, ma la gente più informata sa che Big Pharma ha mentito e manipolato agenzie e istituzioni per i propri interessi in molteplici occasioni. La storia degli ultimi decenni è piena di casi di multinazionali farmaceutiche che hanno provocato la malattia o la morte di centinaia di migliaia di persone per macinare miliardi di dollari. Queste aziende, compresa la Pfizer, hanno sfruttato la propria potenza per corrompere scienziati, ricercatori, medici e autorità di controllo; per impedire che ricerche sgradite fossero pubblicate sulle riviste accademiche o che venissero commercializzati o promossi farmaci alternativi più efficaci perché più economici. Hanno violato brevetti e falsificato o censurato i dati dei test di verifica, come nel caso del Pfizergate, delle cui 450 mila pagine abbiamo potuto leggerne solo 90: la mancata pubblicazione dei dati completi, come denunciato da Peter Doshi, rende impossibile un serio dibattito scientifico, ma già un anno fa, dai pochi dati, certamente sottostimati e incompleti, che erano usciti risultavano effetti avversi spaventosi, che oggi stanno emergendo pubblicamente, seppur ancora censurati dai media di regime. La fascia più colpita è stata quella under 50, con molti deceduti di “morte improvvisa e non correlazione”. Sono ormai noti gli impressionanti aumenti di miocarditi e problemi cardiovascolari tra i più giovani, categoria per cui è grandemente maggiore il rischio di morte per vaccinazione rispetto a quella da covid. Fin da subito molti esperti hanno denunciato i rischi derivanti dalla tecnologia mRNA e dalla circolazione dell’ormai famosa proteina spike, la cui circolazione nell’organismo può aumentare la patogenicità del virus, alimentando microtrombosi, problemi di sterilità e perfino danni neurologici. Ad affermare ciò è stato anche uno dei fondatori della stessa tecnologia mRNA, Robert Malone, che per le sue tesi è stato censurato perfino su internet da Youtube e Linkedin.

Le autorità di controllo occidentali non hanno autorizzato il vaccino Sputnik per l’accusa di possibili irregolarità, ma niente di tutto ciò è stato fatto con Pfizer e altri. Perché? La risposta è che tutte le organizzazioni di controllo, tra cui l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’EMA (Agenzia Europea per i medicinali), l’FDA (Food and Drug Administration) sono finanziate in gran parte, direttamente o indirettamente, dalle stesse multinazionali farmaceutiche. È ovvio che se i controllori ottengono il proprio stipendio, direttamente o indirettamente, dalle aziende che dovrebbero controllare, non si può essere certi che operino in maniera oggettiva e imparziale, specie se aggiungiamo il fenomeno delle “porte girevoli”, per cui le stesse persone passano dall’occupare le poltrone delle multinazionali a quelle delle organizzazioni di controllo. Si pensi a Emer Cooke: per otto anni nel consiglio direttivo della Federazione europea delle industrie e delle associazioni farmaceutiche, un’organizzazione comprendente le stesse aziende in prima linea nella produzione dei vaccini, e dal novembre 2020 direttrice esecutiva dell’EMA: un mese dopo il nuovo incarico arriva l’autorizzazione dell’EMA per il vaccino Pfizer… In Italia abbiamo avuto il caso di Luca Pani, direttore dell’AIFA dal 2011 al 2016 e membro dell’EMA fino al 2017, quando è costretto a lasciare questo ruolo perché nel frattempo diventato dirigente di spicco in importanti aziende private del settore. Conflitti d’interessi si trovano anche per gli esperti più noti ai telespettatori italiani, compresi i noti Matteo Bassetti e Roberto Burioni.

DA BILL GATES ALLE POSSIBILI MANIPOLAZIONI GENETICHE

Altro punto inquietante è che il maggior finanziatore dell’OMS è Bill Gates, uno degli uomini più ricchi, potenti e influenti del mondo, e da diversi anni un grande sostenitore dei vaccini, promuovendo accordi con le stesse multinazionali come la Pfizer per sviluppare nuove tecnologie mRNA. È diventata famosa la denuncia di Robert Kennedy Jr., nipote del presidente ucciso nel 1963, secondo cui Gates vorrebbe approfittare dei vaccini per iniettarci dei chip nei nostri organismi. Il tema è in effetti oggetto di sperimentazione da parte del Pentagono (per mezzo dell’unità DARPA – Defence Advanced Research Projects Agency) e delle aziende ad esso affiliate, e non va quindi ridicolizzato, così come non va sottovalutato il fatto che Bill Gates sia un grande finanziatore della tecnologia rivoluzionaria CRISPR, una tecnica di manipolazione genetica per la realizzazione di vaccini ed altre applicazioni che agisce lavorando non solo sull’RNA ma anche sul DNA.

A scuola si insegna che l’RNA non modifica il DNA, ma gli studi più recenti riguardanti l’“epigenetica” e la neurobiologia ci dicono che talune nostre proprietà più decisive derivano da caratteristiche epigenetiche, non trasmesse geneticamente e acquisite più tardi nella vita, sotto un controllo genetico ma in risposta a fattori esterni; tratti ereditari che non sono codificati in sequenze di DNA ma si accompagnano ad esso tramite l’RNA messaggero. Soltanto le caratteristiche generali del cervello sono determinate geneticamente. Il suo cablaggio dettagliato si aggiunge al piano genetico ed è epigenetico, ossia aggiunto posteriormente. Il cervello umano contiene 100 miliardi di neuroni, ognuno dei quali è collegato a circa altri 10 mila neuroni. Il nostro genoma (DNA) contiene solo 3 miliardi di basi circa, «del tutto insufficienti per determinare un numero così grande di connessioni interneuronali». Le implicazioni di tutto ciò sono enormi: «il cervello umano è plasmato in gran parte dalle stimolazioni a cui è esposto nei primi anni dopo la nascita, e forse già prima, nel grembo materno. Il processo continua nel corso di tutta la vita, attraverso l’istruzione, l’apprendimento e lo studio. Persino un cervello vecchio può acquisire nuove connessioni. I primi anni, però, sono cruciali. I bambini privi di contatti con altri esseri umani nei primi anni di vita rimangono definitivamente attardati psicologicamente». Dal punto di vista filosofico ne esce enormemente rafforzata la concezione del materialismo dialettico e storico alla base della teoria marxista. Il tema dell’epigenetica è stato collegato in ambito accademico all’opportunità di “riprogrammare” i geni dell’umanità per controllare l’espansione demografica. In questo scenario ricordiamo il carattere borghese, elitario, capitalistico ed imperialista del regime in cui viviamo. Dal punto di vista borghese il proletario migliore non è quello che muore di fame ma quello che sa stare al suo posto, consuma merci (anche medicinali), restando mansueto e accontentandosi dell’osso lanciatogli dal padrone. Le élite sono state capaci di tutto in passato. In un contesto in cui rischiano di perdere il potere non possiamo escludere nessuna ipotesi, nemmeno quella di applicazioni neomalthusiane o di scenari distopici tesi a “ricablare” il cervello dei proletari.

Il Partito Comunista è stato accusato di aver abbandonato una visione scientifica del mondo per abbracciare quella irrazionalista dei no-vax. È piuttosto vero il contrario: noi abbiamo mantenuto lo spirito critico che contraddistingue il marxismo, e seppur accogliendo positivamente ogni progresso conoscitivo, siamo consapevoli dei rischi derivanti dal vivere in un regime elitario capitalistico, in cui le scoperte scientifiche e le loro applicazioni tecnico-industriali possono essere usate dalle caste al potere per accentuare il controllo sociale e l’alienazione delle masse popolari. Il problema non è mai la tecnica in sé, ma l’utilizzo politico che se ne fa. I comunisti non sono mai stati dei luddisti, e per questo anche noi non siamo in linea di principio né dei no-vax né acriticamente dei si-vax; riconosciamo che i vaccini e i farmaci usati sono stati e sono tuttora uno strumento importante, utili in questa pandemia soprattutto per gli anziani e gli immunodepressi; ma alla luce di quanto è emerso in questi anni siamo più consapevoli della maggiore problematicità del rapporto dialettico tra scienza, progresso e sviluppo, e questo vale nel caso contingente soprattutto per queste recenti terapie geniche.

La nostra posizione la si può ritrovare nelle elaborazioni di Marx e di Gramsci, oltre che nelle tarde elaborazioni sovietiche poco note; anche stando nel pensiero occidentale c’è un intero filone filosofico nell’ultimo secolo, da Husserl ad Adorno, da Heidegger a Foucault, da Habermas ad Agamben, che ha messo in guardia sui rischi di una schiavizzazione umana da parte del mondo della “tecnica” e della ragione scientifica, specie quando questa diventa monopolio di una classe dominante. Il fatto che molti, anche sedicenti marxisti, non abbiano compreso tutto ciò dipende dalla loro arretratezza analitica, che gli ha impedito di cogliere la trasformazione qualitativa del regime borghese classico in un totalitarismo che si è appoggiato su un’ideologia modernista e liberale (ma non democratica), in cui tutti i dissidenti sono bollati, usando la clava del politically correct, come fascisti, rossobruni, irrazionalisti, complottisti, omofobi, ecc.

CUI PRODEST?

Concludiamo cercando di rispondere a due domande centrali. La prima è “cui prodest”? A chi ha giovato la pandemia? Alle élite finanziarie occidentali, che hanno aumentato i propri guadagni grazie alle partecipazioni azionarie alle multinazionali farmaceutiche e al riassetto economico-industriale. Ci sono però moventi più profondi: la pandemia è esplosa in un momento storico particolare, caratterizzato dal declino degli USA, e più in generale del sistema imperialista occidentale, di fronte all’ascesa economica della Cina comunista. Gli anni ’10 sono stati caratterizzati da una lunga crisi economica, conseguenza del crollo finanziario del 2007-08, a cui è seguita l’ascesa di forze bollate come “populiste” sempre più incontrollabili in tutto l’Occidente. La pandemia è servita a eliminare o ridimensionare tutte queste anomalie che minavano la stabilità del “sistema”. Negli USA sono stati emarginati sia Sanders che Trump, quest’ultimo con palesi brogli elettorali e una Washington occupata dai militari. In Gran Bretagna dopo la Brexit si è normalizzata una situazione tendente alla disgregazione date le reviviscenze nazionali dei popoli scozzesi e irlandesi. In Francia si è sedata la rivolta dei gilets jaunes, garantendo la rielezione di Macron. In Italia si è posto fine al primo governo Conte che flirtava con la Cina, e al suo posto è arrivato Draghi. La pandemia ha stabilizzato politicamente un’Europa che sembrava in procinto di esplodere, lanciando la strategia del great reset che si è concretizzata nel PNRR: centinaia di miliardi di euro, per lo più in prestiti, che servono a vincolare i governi di tutto il continente per i prossimi anni. Le élite finanziarie sono così riuscite a rinsaldare il proprio potere commissariando i partner europei. È stato inferto un duro colpo al crescente prestigio internazionale della Cina, fomentando tra le masse la sinofobia. La militarizzazione della società è servita come prova generale di una guerra che alla fine è scoppiata in Ucraina, ma che di fatto si svolge già da decenni tra Occidente e resto del mondo (si pensi agli interventi più vistosi in Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia e Siria, ecc.). In questa prospettiva la pandemia è stata un tentativo, fallito, di frenare la crisi dell’imperialismo occidentale e l’ascesa di un mondo multipolare.

CHE FARE

Rimane da rispondere alla seconda domanda fondamentale: che fare?

La soluzione politica non è cedere all’irrazionalismo, ma rilanciare un razionalismo rivoluzionario di classe con cui recuperare al nostro paese sovranità nazionale e popolare. Una progettualità che passa dal rafforzamento del Partito Comunista e di un fronte politico “antisistema” più ampio quale è Democrazia Sovrana Popolare.

Nello specifico questo è quel che faremmo noi comunisti sulle questioni riguardanti la sanità e la pandemia se fossimo al potere:

1) formare una commissione indipendente d’inchiesta giuridica e politica.

2) aprire il confronto e la collaborazione sanitaria con l’intera comunità scientifica mondiale per prepararci alle sfide future.

3) investire sulla sanità pubblica, devastata negli ultimi decenni dai tagli di centrodestra e centrosinistra, facendo scendere i posti letto negli ospedali da 500 mila a 130 mila.

4) obbligare le aziende farmaceutiche presenti sul nostro territorio a condividere con enti pubblici di controllo tutti gli studi e i brevetti su farmaci e vaccini ritenuti strategici in un contesto di crisi.

5) avviare la costruzione di un’industria farmaceutica e rilanciare una ricerca scientifica pubbliche, sottoponendole ad organismi di controllo popolare (a partire dalla classe lavoratrice), nella logica che solo la combinazione di proprietà statale e controllo dal basso permettono di escludere manovre segrete e mistificatorie.

In ultima istanza è nostro dovere ricordare al popolo che il capitalismo è incompatibile con il suo diritto alla vita e alla salute. Il problema definitivo riguarda l’essenza stessa del regime economico attuale che tende alla produzione anarchica di merci di qualsiasi tipo: il capitalismo per sopravvivere deve distruggere e ricostruire, tanto l’economia quanto l’uomo, la società e l’ambiente. Deve creare una società alienata di individualisti, tristi e depressi, perché chi è infelice e solo acquista compulsivamente per riempire la propria vita di apparenza e di oggetti inutili che creano dipendenza; deve distruggere ogni forma di comunità, compresi lo Stato, la famiglia e l’identità sessuale. Quale occasione migliore di una pandemia per rafforzare il dominio di un mondo mercificato composto di consumatori isolati? È per lottare contro questo sistema e costruire un’alternativa socialista che vi invito a sostenerci e a unirvi a noi iscrivendovi e militando nel Partito Comunista, l’unica organizzazione che ha le idee chiare su quel è accaduto e accade tutt’oggi nel mondo. Chiunque può unirsi. Basta comprendere che le menzogne del regime non sono iniziate solo con la pandemia covid e le guerre imperialiste, ma attraverso un pluridecennale revisionismo storico favorito perfino dalle sinistre, riguardano anche l’intera storia del movimento comunista mondiale, che lungi dall’essere accomunabile al nazismo, è stato e continuerà sempre ad essere il più fiero e coerente nemico delle élite criminali borghesi e il principale alleato dei popoli di tutto il mondo.

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